
GROSSETO – Torneremo chissà, come agli anni ’50, quando molte scuole avevano nelle classi una stufa di terracotta per scaldare l’ambiente!?
C’è da chiederselo, visti sempre più spesso casi di classi che protestano, sino al punto di abbandonare le aule ed andarsene via per il freddo. È successo di recente anche in una cittadina maremmana ed anche a Portoferraio, dove per la mancanza di riscaldamento, non potendo per la bassa temperatura del termometro seguire regolarmente le lezioni, hanno abbandonato la scuola, ufficializzando comunque il motivo.
Temperature rigide quanto volete, l’andare via non è piaciuto agli organi dirigenziali: la protesta pacifica con abbandono delle gelide aule non è stata accettata ed una nota disciplinare è stata riportata sul registro di classe.
Cinque ore seduti e fermi al freddo, ti guardano in faccia e se non sei coperto più che bene, l’intirizzirsi è assicurato. Coprirsi bene vorrebbe dire almeno una consistente canottiera a maniche lunghe, camicia, maglione e giacca o giacchetto. Da non escludere nemmeno guanti e sciarpa e da non trascurare l’utilizzo di calze termiche e scarpe invernali. Ricorrere ad indumenti da montagna potrebbe essere un modo risolutivo, ma né pratico né giusto.
Il pensiero così corre a quando in molte scuole (si era già in Repubblica), per alimentare le stufe di terracotta adibite al riscaldamento, gli alunni (ed anche gli insegnanti) erano invitati a portare ciascuno di loro, ogni mattina, un “ciocco” di legna. Le classi in quei periodi (i figlioli allora si facevano) erano composte anche da una trentina di ragazzi, per cui con i “ciocchi” e “ciocchetti” conferiti dalla classe, il tepore era assicurato.
“Studiare è un diritto ed è compito delle istituzioni garantirlo!”
Ci pare quasi di sentirla questa frase con l’aggiunta di un “…è inaccettabile nel 2026 che non possano essere seguite le lezioni di scuola per mancanza di riscaldamento…”.
Da parte loro i genitori non hanno mancato di protestare in quanto che non era accettabile che, in una giornata assai gelida, i figli dovessero sopportare quelle condizioni. Ci sono però anche i “legni storti” che hanno criticato l’abbandono delle lezioni, osservando polemicamente come non vi siano tante remore da parte dei giovani a stare invece per ore all’aria aperta, anche rigida, per assistere ad una partita di calcio o ad un concerto musicale e dunque… sopportassero!
Nel frattempo, l’impianto di riscaldamento difettoso e i termosifoni parzialmente funzionanti sono stati affrontati e pare proprio che la “malattia” sia stata “curata” e la “guarigione” avvenuta. Vedremo in seguito!
Circa le note messe sul registro, di tipo “generico” ma anche “disciplinare”, è comunque auspicabile che la saggezza porti ad annullarle, anche perché stare in aule fredde, sia a fare lezioni che a seguirle, non pensiamo che siano in entrambi i casi le condizioni migliori né per insegnare né per apprendere.
Scanso equivoci, per concludere, informiamo che non vi sono né “amarcord” né rimpianti per le vecchie stufe in terracotta!