
GROSSETO – Spezza, ricuce, strappa, punisce e redime l’ultimo romanzo di Roberta Lepri.
Con la “La gentile” (edito da Voland) l’autrice ritorna idealmente a casa e ricama, sopra un tessuto di storia vera e condivisa, un arazzo di storia familiare vorticosa.
In Maremma da anni, Lepri e la sua famiglia sono originari di Città di Castello (Umbria). Proprio qui, infatti, è ambientato il libro storico. Che muove dall’unione tra Alice Hallgarten e il barone Leopoldo Franchetti, passa per la tutt’ora viva realtà di Tela Umbra, per la creazione delle scuole rurali, il sostegno dei contadini e meno abbienti, incontra Maria Montessori, fino ad attraversare le due guerre mondiali.
Su questo impianto ricostruito con rigorosa fedeltà storica (arricchito da brani e lettere tratti da documenti autentici) si innesta e prende forma il romanzo. Un romanzo vivo tanto quanto la storia sul quale Lepri lo intesse.
La gentile: un libro a due voci
La gentile è un viaggio a voce alta di due donne, Anna (Hallgarten) ed Ester, apparentemente agli antipodi ma capaci di parlare la stessa lingua, perdersi e ritrovarsi. Nobile la prima, di umilissime origini la seconda, si incontreranno tramite il progetto educativo di Alice.
Ester, spesso mortificata dall’ambiente familiare soprattutto da una madre mai sazia di svilirla, frequenta la scuola coltivando il sogno di diventare maestra, di essere più vicina alla nobile che la ha aiutata facendole conoscere anche altre piccole bellezze che lei non conosceva (dalla marmellata alla gentilezza).
Appartenente a una famiglia di ebrei convertiti (per questo definita “gentile”), Ester viene continuamente preferita al fratello, e si trova costretta anche a lasciare la scuola per lavorare, finendo infine per sentirsi in parte abbandonata da Anna che, anche per motivi di salute, non potrà essere sempre al suo fianco. Sarà però proprio la sua assenza, a insegnare a Ester la consapevolezza di quanto stia divenendo, man mano, padrona della sua stessa vita.
Anna, morirà giovane. Ester, sarà costretta a sgomitare per trovare il suo angolo di felicità. Con un marito che imparerà ad amare, con dei figli che non supereranno illesi le tappe della storia, e con una famiglia originaria che non smette di tradirla neanche quando il dolore può sembrare abbastanza.
Perché “La gentile”, senza alcuna arroganza come senza mezzi termini, dimostra quanto le persone possano essere come le onde: con il potere di far toccare il cielo, ma anche di schiacciare sul fondo degli abissi. E come racconta Ester «La vita cambia di colpo e tu credi che non riuscirai a sopportarlo. Invece ti ci abitui e vai avanti».
La gentile è un manuale umano di ciò che può accadere in pace e in guerra: una storia che parla di vite impegnate a realizzarsi e mostra quanto amore e odio siano, a volte, pericolosamente vicini.