
FOLLONICA – È finito sul tavolo della Prefettura di Grosseto e della Procura della Repubblica l’esposto presentato dal consigliere comunale Riccardo D’Ambra, esponente della lista civica Prima Follonica, che denuncia l’impedimento a intervenire per fatto personale durante il Consiglio comunale del 22 dicembre 2025. Un atto che apre uno scontro politico e istituzionale tutto interno alla maggioranza che governa il Comune di Follonica, coinvolgendo direttamente il sindaco e il presidente del Consiglio comunale.
Nel documento, inviato anche al sindaco, al presidente del Consiglio e a tutti i consiglieri, D’Ambra ricostruisce quanto avvenuto in aula, sostenendo di essere stato bloccato per due volte dal presidente del Consiglio Alberto Aloisi mentre chiedeva di replicare per fatto personale, come previsto dall’articolo 41 del Regolamento del Consiglio comunale. Secondo il consigliere, dopo che il sindaco aveva definito “non veri” alcuni fatti da lui richiamati, la replica non solo era legittima, ma dovuta.
D’Ambra afferma inoltre che, nella seconda occasione, gli sarebbe stato tolto l’audio tramite una modalità digitale che – scrive – non risulterebbe approvata con delibera consiliare. Un passaggio che, a suo giudizio, configura un impedimento volontario all’esercizio del mandato consiliare.
Al centro dell’esposto torna anche una vicenda precedente, già oggetto di attenzione giudiziaria: quella relativa al Consiglio comunale del 24 settembre 2025, durante il quale il sindaco avrebbe visionato le schede di una votazione a scrutinio segreto, episodio ripreso dalle telecamere e successivamente segnalato alla Procura con un esposto. D’Ambra collega direttamente questo fatto al clima che si sarebbe creato subito dopo, durante una riunione in sala giunta, descritta come caratterizzata da pressioni psicologiche e da un atteggiamento ostile nei suoi confronti, con l’obiettivo – sostiene – di ottenere contro la sua volontà l’indicazione del voto espresso.
Nel testo si critica anche la risposta fornita dal sindaco Matteo Buoncristiani durante il Consiglio del 22 dicembre, accusato di aver parlato al plurale, richiamando il disappunto e la curiosità del gruppo, anziché assumersi la responsabilità diretta di quanto avvenuto. Una ricostruzione che, secondo D’Ambra, finirebbe per sminuire la gravità di una violazione della segretezza del voto, definita un diritto costituzionale non derogabile.
L’esposto evidenzia infine la questione della tempistica e delle audizioni svolte nell’ambito dell’indagine, sottolineando come, a fronte dei fatti denunciati, sarebbe stata ascoltata soltanto la consigliera che presentò l’esposto originario, e non l’insieme dei soggetti coinvolti.
Un atto formale che segna un passaggio delicato nei rapporti politici a Follonica: il confronto non è più solo tra maggioranza e opposizione, ma attraversa la stessa coalizione di governo, con un consigliere che chiama in causa direttamente il sindaco e il presidente del Consiglio comunale sul piano delle regole, delle prerogative consiliari e del rispetto delle garanzie democratiche.