
GROSSETO – “Sono due nipoti, le curatrici di “Giù all’Inferno” , un libro per non spengere il ricordo di Pietro, il padre (come si legge nel prologo), del loro zio Maurizio Spaziani. Loro sono Silvia e Laura Ferraro che fedelmente, hanno trascritto il diario originale, correggendo del manoscritto soltanto refusi e “curando” la punteggiatura solo laddove necessario, per una migliore leggibilità, senza alterare il significato o la voce autentica dell’autore”.
A dirlo è il giornalista e antropologo grossetano Paolo Pisani.
“Da parte sua Silvia, ha curato le ricerche storiche e contestuali, per facilitare, come le stessa precisa “… la comprensione di alcuni passaggi…” occupandosi pure della stessa impaginazione del volume. Un libro che, dai ringraziamenti che le due curatrici riportano in una sorta di post fazione, ci appare come il desiderio di “fare squadra” e dare alle sessantuno pagine di “Giù all’Inferno”, anche una coralità plurigenerazionale. Ecco dunque ricordati il figlio e testimone di prima generazione Maurizio Spaziani, la stessa nuora Marcella Baccetti, oltre naturalmente alle loro figlie Chiara e Francesca che, pur non avendo conosciuto il nonno, custodiscono i suoi racconti, racconti che parlano di sacrifici e di amore, facendolo così sentire ancora vivo tra le mura di casa. Momenti difficili e dolorosi quelli di Pietro, quattro anni…d’inferno”
“Una volta rientrato a casa però la vita riprende, tra affetti, speranze e progetti, mostrando di avere dentro di se – come osserva la nipote Francesca – “…la forza eterna della vita “. Un “grande uomo” lo definisce invece l’altra nipote Chiara, che una volta tornato a casa, nonostante le sofferenze subite “…non ha cercato la vendetta, ma ha soltanto pensato a restare vivo ed umano. Questa è la più grande eredità – continua la nipote con intuibile orgoglio – che potesse lasciarmi e che fa parte del mio essere “. Cosa dire? Sebbene lettore neutrale e non parentale, debbo confessare che quelle pagine, mi hanno toccato emotivamente, regalandomi delle emozioni e muovendo anche i miei sentimenti. Una storia di umana sofferenza e speranza che, in momenti come questi, di tragedie dirompenti e diffuse, mi è sembrata aggiungersi come un appello latente, affinchè la parola “pace”, non rimanga inascoltata. L’auspicio è che questo “Giù all’Inferno“ non resti un prezioso “diario“ di nicchia, ma goda di più vasta diffusione”.