
GROSSETO – «La scelta della Regione Toscana di destinare oltre 320mila euro alla riduzione dei costi delle mense scolastiche biologiche, utilizzando le risorse del Fondo nazionale istituito dal Ministero dell’agricoltura, rappresenta un segnale politico chiaro, come sottolineato dall’assessore all’agricoltura Leonardo Marras: investire sul cibo buono, sano e giusto significa investire sul futuro delle comunità, a partire dalle più giovani e dai più giovani» afferma Legambiente.
«A questo stanziamento si aggiungono oltre 42mila euro destinati ad attività di informazione e promozione del biologico nelle scuole nell’anno scolastico 2025-2026, rafforzando un approccio che non si limita al sostegno economico ma punta a costruire consapevolezza».
Per Legambiente si tratta «di una misura importante, che va nella direzione giusta e che merita un plauso. Ridurre il costo dei pasti per le famiglie significa contrastare le disuguaglianze sociali, ma anche rendere accessibile a tutte e tutti un modello alimentare che tutela la salute, l’ambiente e il lavoro agricolo di qualità. Le mense scolastiche non sono un servizio accessorio: sono uno spazio educativo quotidiano, un luogo in cui si formano abitudini alimentari, si costruisce cultura del cibo e si può incidere concretamente sulla transizione ecologica dei territori».
«Il biologico nelle mense scolastiche è una leva strategica per coniugare salute, tutela ambientale e sviluppo agricolo sostenibile – dichiara Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente -. Parliamo di un modello produttivo che riduce l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, protegge la biodiversità, tutela il suolo e le risorse idriche e garantisce maggiore qualità nutrizionale. Rendere il biologico accessibile nelle mense significa fare prevenzione sanitaria, educazione ambientale e politica agricola insieme».
La Toscana, da questo punto di vista, si conferma tra le regioni più avanzate in Italia: il biologico rappresenta il 36,5% della superficie agricola regionale, collocandola ai primi posti a livello nazionale, con 12 biodistretti già istituiti. Un patrimonio che non riguarda solo la qualità delle produzioni, ma anche la capacità dei territori di affrontare gli effetti della crisi climatica. Sostenere il biologico significa infatti rafforzare la resilienza dei sistemi agricoli, tutelare l’agrobiodiversità, ridurre la dipendenza da input chimici e aumentare la capacità di adattamento ai fenomeni estremi sempre più frequenti.
Una direzione coerente con l’impegno economico messo in campo dalla Regione: 231 milioni di euro attraverso il CSR Toscana 2023-2027 per sostenere la conversione e il consolidamento del biologico, a cui si aggiungono oltre 300 milioni di euro investiti nel periodo PSR 2014-2022. Risorse che indicano una strategia di lungo periodo e che trovano nelle mense scolastiche uno degli sbocchi più efficaci in termini di impatto sociale, ambientale ed educativo.
Non meno rilevante è la scelta di accompagnare il contributo economico con iniziative di informazione nelle scuole. «Educare al cibo è educare alla cittadinanza», sottolinea ancora Gentili. «I bambini e le bambine di oggi sono le cittadine e i cittadini di domani: spiegare da dove viene ciò che mangiamo, come viene prodotto e quali effetti ha sull’ambiente e sulla salute è un investimento culturale di lungo periodo».
I dati del dossier “Stop pesticidi nel piatto 2025” di Legambiente rafforzano ulteriormente questa scelta. Se da un lato oltre la metà dei campioni di alimenti provenienti da agricoltura convenzionale risulta priva di residui (50,94%, in calo rispetto al 57,32% dell’anno precedente), dall’altro quasi il 48% contiene tracce di uno o più fitofarmaci. Il 17,33%presenta un solo residuo, mentre il 30,26% è caratterizzato da multiresiduo, un dato in netto peggioramento con un incremento del 14,93% rispetto all’anno precedente. Una criticità tutt’altro che marginale, anche perché il cosiddetto “effetto cocktail” continua a sfuggire alla normativa europea, che valuta le sostanze una per una, ignorando l’esposizione combinata reale.
Decisamente più rassicurante il quadro del biologico: l’87,7% dei campioni analizzati è totalmente privo di residui, con un solo caso di irregolarità complessiva, probabilmente dovuto alla deriva dei pesticidi da aree limitrofe. Un risultato che conferma come i sistemi a basso input chimico siano già oggi un modello efficace, sicuro e competitivo.
Per Legambiente, questo intervento regionale può e deve diventare un punto di partenza. Serve continuità, servono risorse strutturali e una visione che renda il biologico nelle mense scolastiche una scelta stabile e non episodica, estendendola progressivamente a tutti i Comuni e integrandola con politiche più ampie su educazione alimentare, lotta allo spreco, qualità dei servizi e giustizia sociale.
In questa prospettiva, Legambiente conferma la propria disponibilità a collaborare fianco a fianco con l’assessore Leonardo Marras e con la Regione Toscana, mettendo a disposizione competenze, esperienze e buone pratiche per rafforzare il ruolo del biologico nelle mense scolastiche e costruire insieme politiche pubbliche capaci di coniugare salute, tutela ambientale e futuro dei territori.