
GROSSETO – “Il dibattito odierno in Consiglio comunale ha confermato il definitivo fallimento della politica termale a Roselle”. A dirlo è il consigliere comunale di opposizione Giacomo Gori dopo il Consiglio comunale di oggi, 23 dicembre.
“Nel 2023 – prosegue – l’Amministrazione ha lasciato scadere l’importantissima concessione sulle acque accordata al Comune di Grosseto. È l’ultimo atto di una vicenda che seguiamo con estrema preoccupazione dal 2017, quando chiedemmo invano di non abbattere l’opera dell’architetto Di Salvo, ma di rigenerarla come motore pubblico dello sviluppo. Già allora, attraverso uno studio approfondito, individuammo le risorse necessarie e dimostrammo la fattibilità tecnico-economica per completare davvero il centro termale di Roselle anziché demolirlo. Presentammo proposte concrete per trasformare un’incompiuta in un’eccellenza, ma l’amministrazione ignorò completamente ogni nostra analisi, scegliendo la strada del deserto”.
“La Giunta scelse infatti la via della distruzione – va avanti Gori -: nel 2018 l’edificio fu abbattuto spendendo 800 mila euro di soldi pubblici per cancellare, invece di costruire. Oggi, dopo aver eliminato il patrimonio architettonico, l’Amministrazione ha completato il disastro perdendo anche il diritto sulle acque, lasciando scadere alla zittina la concessione in essere. Nel frattempo, l’iniziativa privata a cui è stata delegata ogni speranza di rilancio non dà segnali positivi nonostante il passare degli anni, lasciando l’operazione in un limbo preoccupante. Nel frattempo, il cuore storico del termalismo rosellano giace nel degrado: le Terme Leopoldine, restaurate nel 1822 per volontà del Granduca, sono oggi ridotte a un edificio che necessita urgentemente di interventi di consolidamento e restauro, sorretto solo dall’impegno della Pro Loco e dei custodi della memoria locale”.
“È inaccettabile che una risorsa che sgorga naturalmente a 38°, in un territorio ancora fortunatamente preservato da una eccessiva antropizzazione, venga abbandonata per incapacità gestionale – commenta Gori -. Mentre altre realtà hanno costruito il proprio benessere turistico su tesori simili, questa amministrazione agisce in antitesi agli interessi della collettività, dissipando risorse ambientali che altrove sarebbero protette come oro. L’incapacità di gestire i processi e la rinuncia a un ruolo pubblico attivo hanno trasformato quella che poteva essere una storia di eccellenza nell’ennesima occasione persa”.
“Davanti a questo scenario di macerie fisiche e politiche, emerge la necessità di far nascere qualcosa di nuovo – conclude il consigliere -. È indispensabile una visione che abbia il potenziale e la libertà di agire davvero nell’esclusivo interesse dei cittadini, senza alcun condizionamento esterno o logica di parte. Serve un impegno che rimetta al centro il bene comune, capace di riscattare le risorse di Roselle – e non solo – dalla palude dell’inefficienza e restituirle, con coraggio e onestà, alla comunità a cui appartengono”.