
MONTE ARGENTARIO – “Durante il Consiglio comunale di ieri, 12 dicembre, è stata discussa e approvata la delibera per l’acquisto dell’ex giardino Jacovacci a Porto Santo Stefano, un intervento che supera complessivamente i 5 milioni di euro Iva inclusa. Pur riconoscendo l’importanza dell’area, l’operazione presenta numerose criticità che riteniamo necessario evidenziare nell’interesse della trasparenza amministrativa”.
A dirlo è Marco Nieto, capogruppo Svolta per l’Argentario.
“La prima riguarda il costo dell’acquisto, superiore ai 4 milioni e destinato a raggiungere i 5 con l’Iva. La valutazione è stata affidata a due tecnici incaricati dal Comune, che hanno prodotto perizie differenti: il prezzo finale è stato ricavato tramite una media aritmetica, un metodo che, a nostro avviso, non garantisce piena terzietà. Sebbene non sia stato possibile fruire dell’ opportunità di ricevere una stima dall’ Agenzia delle entrate – ufficio del territorio, per carenza di personale nel 2025, l’ esposizione del Comune a rischio di una sovrastima del bene e a possibili contestazioni sulla congruità del prezzo, appare evidente”.
“Un secondo punto critico riguarda la determinazione dell’oggetto della compravendita. L’area complessiva misura 9.992 mq, ma l’acquisto riguarda solo 9.373 mq, con uno scorporo di 619 mq. Tuttavia non esiste un frazionamento approvato, né sono indicati confini, perimetrazioni o elaborati tecnici che definiscano esattamente la porzione da acquistare. In sostanza, si è approvato un atto in cui l’oggetto della vendita non è determinato, in contrasto con quanto previsto dall’art. 1346 del Codice Civile”.
“Preoccupano anche le modalità di pagamento, stabilite dal privato: 800.000 euro entro gennaio 2026 e il saldo entro dicembre 2027. Non dovrebbe essere l’alienante a dettare tempi e condizioni a un ente pubblico, tanto più in assenza di una procedura competitiva. Inoltre, l’ampio intervallo tra le due tranche potrebbe esporre il Comune a potenziali contenziosi lungo il percorso”.
“Un’ulteriore mancanza riguarda l’assenza di una “due diligence” urbanistica, paesaggistica, idrogeologica e catastale, indispensabile per verificare la piena conformità dell’area, la presenza di vincoli o servitù e le condizioni reali del sito. Non sono neppure presenti valutazioni tecniche ed economiche relative alla futura riqualificazione, nonostante l’area presenti dislivelli fino a 20 metri e pendenze significative che renderanno gli interventi complessi e, con ogni probabilità, molto costosi più del solo acquisto”.
“Infine, pendono alcuni vecchi contenziosi che non risultano del tutto chiariti. Sarebbe necessario ottenere dai venditori una dichiarazione formale sull’assenza di procedimenti in corso o pretese risarcitorie relative all’area. Alla luce di tutte queste criticità – economiche, tecniche, giuridiche e procedurali – da noi sollevate, la risposta è stata tranciante: “rispetto alle vostre avversità, che sono più dei distinguo, noi proseguiamo sulla nostra strada ormai tracciata”.”