
GROSSETO – “Le decine di multe elevate martedì 9 dicembre, durante il tentativo di prove tecniche della nuova mobilità dei bus, non sono un semplice dettaglio di cronaca: rappresentano la fotografia impietosa di un sistema che non funziona più”. Le critiche all’Amministrazione comunale arrivano dal consigliere di opposizione del M5s Giacomo Gori, che prosegue: “La piazza non è in grado neppure di liberarsi per poche ore per consentire un test di viabilità. E se questo accade, la ragione è evidente e quasi nessuno vuole affrontarla: l’amministrazione comunale, da dodici anni, non mostra alcuna volontà di riappropriarsi della porzione di Piazza Marconi venduta nel 2013”.
“Tutto parte da lì – afferma Gori -. Da quella cessione, fatta unicamente per far cassa, che ha sottratto al progetto originario dell’autostazione gli spazi necessari a garantirne sicurezza e funzionalità. Oggi i bus sono costretti a manovre rischiose, i flussi risultano compressi, la sicurezza è compromessa e perfino un test di routine fallisce, perché l’area non è più gestibile. Questo è il risultato di una scelta politica irresponsabile, mai corretta. A rendere la vicenda ancor più grave è il fatto che, in dodici anni, Acquedotto del Fiora non abbia presentato alcuna pratica edilizia per realizzare l’immobile che giustificò la vendita. La società non è più interessata a costruire nulla, eppure non ha mai rimesso a disposizione della città l’area acquisita. Oggi, anzi, sta realizzando un parcheggio privato recintato, con sbarra, destinato esclusivamente ai propri dipendenti. Una distesa di ghiaia che sostituirà il degrado materiale, ma ne conserverà intatto quello morale, amministrativo e simbolico”.
“Qui si arriva al cuore della questione – afferma Gori -: è inaccettabile che un bene pubblico strategico continui a essere sottratto all’interesse collettivo per fare posto a un parcheggio privato. È ancor più inaccettabile che l’amministrazione non utilizzi gli strumenti a sua disposizione per riappropriarsi dell’area, come previsto dalla nostra mozione: valorizzazione di altre proprietà di AdF, applicazione delle norme nazionali sul patrimonio pubblico, modifiche agli strumenti urbanistici. Strumenti concreti, che la maggioranza aveva persino dichiarato di condividere, salvo poi stravolgere l’atto in aula e disattenderlo nei fatti”.
“In questa vicenda vi è anche una responsabilità morale. AdF è una società partecipata che gestisce un servizio essenziale finanziato dai cittadini, non un qualunque soggetto del mercato immobiliare. Per anni ha accettato di prestarsi a un’operazione che ha penalizzato l’intera città. Oggi, di fronte all’evidenza che quell’intervento non verrà mai realizzato, avrebbe il dovere morale di riconoscere l’errore, restituire l’area ai grossetani e contribuire a ripristinare la dignità di Piazza Marconi”.
“Grosseto non può restare l’unico Comune ad aver venduto la propria piazza della stazione, compromettendone sicurezza e funzione pubblica. Il parcheggio privato in costruzione risolverà forse il degrado estetico, ma non certo quello più grave: quello generato da scelte sbagliate, omissioni e opportunità mancate – prosegue il consigliere -. La città merita di più. Merita una piazza sicura, funzionale, decorosa e pienamente pubblica. E merita un’amministrazione – e un proprietario dell’area – che abbiano il coraggio di rimediare agli errori del passato. Restituire Piazza Marconi ai grossetani è il primo passo. Il più semplice. E, oggi, l’unico atto davvero dovuto”.
“In conclusione, va sottolineato il silenzio assordante che circonda questa vicenda. Nessuna forza politica affronta il tema della riappropriazione – conclude Gori -. Nessun sindacato interviene sul vero problema. Tutti discutono dei sintomi, ignorando la causa. Perché nessuno – tranne noi – afferma con chiarezza che quella porzione di piazza deve tornare pubblica? Perché si continua a eludere l’unica battaglia che davvero conta?”.



