
GROSSETO – «La consuetudine vuole che a un libro fresco di stampa faccia seguito una sua presentazione in pubblico. Ecco così l’autore, l’editore, uno o più relatori riuniti in locali privati o spazi istituzionali, di fronte a un pubblico a volte scarso, a volte numeroso, a conversare su questo prodotto d’intelletto. Si scrive tanto e si legge poco ed è un peccato. Sì, perché capita a volte d’imbattersi in lavori interessanti e non banali, dove l’autore sviluppa narrazioni che possiedono inedite valenze storiche e sociali».
A dirlo è il giornalista e antopologo grossetano Paolo Pisani.
«È il caso, ad esempio, di un prezioso volumetto di ottantasei pagine uscito per la Innocenti Editore, realizzato da Lido Masini (Bibo), un “sindacalista poeta”, come lui stesso si definisce, nato a Bucine in provincia di Arezzo nel 1950, perito elettrotecnico, già dipendente Enel e attualmente pensionato e collaboratore Spi-Cgil».
«Un lavoro, questo di Masini, creato come atto d’amore nei confronti di Levane, il paese aretino delle sue radici. Pagine attraverso le quali l’autore recupera memorie della sua vita, raccontandosi e raccontando al lettore le sue azioni di bimbo, di ragazzo, di adolescente e poi di uomo, impegnato nel sindacato e nel partito. Del resto il titolo Dall’Ambra all’Ombrone, ma soprattutto il sottotitolo Berlinguer ti ho voluto bene però…, fanno capire il suo pensiero e la sua collocazione».
«Si tratta di un libro polivalente, in cui la cronaca diaristica, fatta di cose di quel “piccolo mondo antico”, si intreccia con la storia di quei tempi, con i suoi fermenti e cambiamenti, e dove la poesia serve a Masini per diletto. Non manca neppure una parte critica introspettiva, che va dal ’68 al 1984, sulle vicende politiche di allora e sulla vicenda umana riguardante Enrico Berlinguer».
«“Considerazioni un po’ presuntuose e approssimative…”, scrive l’autore, “frutto di un impegno politico e sindacale – prosegue nel quarto di copertina – praticato a livello di base e vissuto con grande intensità e controcorrente”. Da parte nostra, nessun giudizio severo nei suoi confronti. Anzi, in questo fresco e spontaneo lavoro c’è un filo conduttore che assembla tra loro il tutto: il desiderio di dare testimonianza di un amore nei confronti di ciò che lo ha attraversato e che lui stesso ha attraversato, pur nella consapevolezza filosofica della umana “brevità della vita”».
«A lettura compiuta – conclude Pisani -, la voglia di ringraziarlo per questo suo scritto».