
GROSSETO – Nell’immaginario di un bambino, la figura del “lupo” è di solito associata alla fiaba di Cappuccetto Rosso e della nonna. Un “lupo” millantatore che cerca di farsi passare per la vecchina, nel tentativo di mangiare così Cappuccetto.
Attraverso la “fabula docet”, si delinea dunque la personalità di questo animale e la sua abituale collocazione. Il bosco, la macchia, zone distanti dai centri abitati, hanno rappresentato gli spazi in cui il “lupo” si muoveva.
D’un tratto però, i canali d’informazione hanno incominciato a diffondere notizia che questo “lupo”, mosso dalla fame, come hanno dichiarato gli zoologi, non solo assaliva greggi ed armenti, ma si spingeva addirittura in zone pressoché cittadine, attratto dai rifiuti lasciati intorno ai cassonetti od appoggiati in giardini o spazi esterni.
Alle preoccupazioni degli allevatori, costretti a subire ingenti danni economici per le scorrerie di questo animale, si sono aggiunte quelle della gente comune, impaurita dalle sue cittadine “comparsate”. Eppure i lupi hanno un carattere schivo ed elusivo e tendono ad allontanarsi dall’uomo, prima ancora che si avvicini.
Tavole rotonde, quadrate, rettangolari, incontri e discussioni a non finire tra amministratori pubblici, allevatori, comunità locali, ma alla fine la sintesi o meglio ancora la motivazione principale è la fame, espressa del resto anche dal vecchio “adagio”: “La fame caccia il lupo dal bosco”.
Metafore a parte, nel prenderne atto, è opportuno che l’homo sapiens, questa sapienza la metta in atto, seguendo anche dei consigli basilari. Quali? Intanto di fronte a un lupo non perdere la calma e non correre. Parlare ad alta voce, battere le mani ed agitarle per spaventarlo. All’occorrenza, allontanarsi lentamente senza voltare le spalle e non dargli da mangiare, né cercare di avvicinarlo. Da tenere conto anche che il “lupo”, non avendo occhi con una messa a fuoco perfetta, è debole di vista.
Gli eruditi, ricordando San Francesco e il lupo di Gubbio, non provino con quel “…frate lupo…” usato dal Santo, ad intavolare una conversazione e lascino da parte anche quel “bordone” (grosso bastone appuntito) con cui i pellegrini si difendevano dagli animali selvatici. Altro aspetto infine da considerare, dato che il “lupo” ha nel cane il suo peggiore nemico, potrebbe essere quello di provare ad abbaiare ripetutamente cercando di metterlo in fuga. Se occorrerà, provateci e… “in bocca al lupo”, lasciando a voi, tra “crepi il lupo” e “viva il lupo”, la risposta preferita!