
GROSSETO – Anche se tra i ricordi del passato erano già presenti il vestito per la Comunione, quello per le prime festicciole danzanti e quello per il matrimonio, il top dei top si presentò quando, poco più che trentenne, dovendo entrare in uno di quei Club a invito, di origini angloamericane, cosiddetti di servizio, mi fu raccomandato di procurarmi uno “smoking”.
Ora voi lo capite che uno di Grosseto, abituato a vedere gente in canottiera, con ciabatte e calzoncini corti, oppure con scarponi, giacconi di fustagno e berretto in testa, di fronte alla richiesta di “smoking”, rimane confuso! Lo smoking, proprio lo smoking!? Come James Bond, Robert De Niro, come Jeff Bezos! Che ganzata!
Da qui la necessità d’imparare meglio anche come si deve stare a tavola, sapere che si fa se il corpo e lo stomaco rumoreggiano o se il naso cola e si deve soffiare. Tornando comunque allo “smoking”, tramite amicizie, mi si aprirono le porte della Mabro dove risparmiando, acquistai la mondana “divisa”, compresi adeguata camicia, fiocchino, fusciacca, calzini e scarpe nere di vernice. Per prenderci subito confidenza, “smoking” ed accessori, incominciai a indossarli in casa, nei giorni sia feriali che festivi. Giunsi nel portarlo, ad una così sviluppata naturalezza, da sembrare un attore, in procinto di sfilare sulla rossa guida della passerella del Festival di Venezia. Per questa sicurezza di postura, mi guadagnai subito nel club, l’incarico rappresentativo di… coreografo “cerimoniere”.
Nel tempo, mi accorsi però, che le serate in “cravatta nera” (sigla in apparenza carbonara per comunicare l’uso dello “smoking” e dell’abito da sera per le Signore ) non erano mai superiori a una, due occasioni all’anno. Lo “smoking” così, salvaguardato da carbolina e foglie di alloro, da oltre trent’anni, esclusa qualche “parata”, è rimasto seminuovo a riposo nell’armadio, qualche chiletto in più ed una temporale fisiologica trasformazione, hanno poi fatto si che oggi, quello “smoking” mi stia un po’…”sfuggito”, “Si sa, i ragazzi crescono!“ avrebbe detto un tempo Teresita una zia di mia mamma.
Proprio così zia Teresita, i ragazzi crescono e quello “smoking”, quando mi capita d’intravederlo, mi smuove un nostalgico sorriso! Lo stesso sorriso, che si ripropone alla vista, dei costumi di carnevale da pellerossa, da turco e da monsignore (tenuti ancora di conto), che come lo “smoking”, in certi periodi della mia vita, ho indossato, con spirito ludico!