
MONTE ARGENTARIO – «Tirrenica: basta con i giochi politici. Quei 13 chilometri non possono più aspettare» a dirlo Marco Nieto, capogruppo in consiglio comunale di Svolta… per l’ Argentario.
«Ieri ho seguito con attenzione il Question time in Commissione ambiente alla Camera, ho assistito all’ennesima danza dei numeri: 10,5 milioni per la messa in sicurezza della Grosseto–Tarquinia, cifre sbandierate, elencate, ripetute. Ma, ancora una volta, tutto sembra concentrarsi sul tratto laziale, come se il confine regionale fosse un alibi per rinviare ciò che davvero serve».
«È arrivato il momento di dirlo senza mezzi termini: stiamo continuando a discutere del nulla, mentre un tratto di strada tra i più pericolosi d’Italia continua a mietere vittime e a frenare lo sviluppo dei nostri territori. Lo ribadisco con determinazione: il tratto di Aurelia La Torba – Il Chiarone sono 13 chilometri che gridano vendetta. Lo abbiamo detto con forza il 19 agosto 2025, accendendo – per primi, come gruppo politico Svolta per l’Argentario – i riflettori sulla messa in sicurezza del tratto La Torba – Il Chiarone».
«Sono 13 chilometri che dovrebbero avere priorità assoluta – prosegue Nieto -, altro che ponte sullo Stretto. Tredici chilometri che ogni giorno sfido due volte, da vent’anni. Li conosco metro per metro: so dove mettere le ruote per evitare una buca, dove stringere i denti perché la carreggiata sembra tradirti, dove la strada si restringe fino a trasformarsi in una roulette russa. Ma non è accettabile che nel 2025, in cui si parla di “futuro”, si debba ancora appena accennare ad un tratto di strada in cui ogni viaggio è una battaglia».
«Quel tratto di strada ha lasciato dietro di sé storie spezzate, famiglie distrutte, incubi che non spariranno mai. Continuare a usarlo come pedina politica è indecente. Serve rispetto: rispetto per chi non c’è più, rispetto per chi lo percorre ogni giorno, rispetto per chi vive e lavora in territori che meritano sicurezza, sviluppo e dignità. Non c’è più spazio per slogan da campagna elettorale. Non c’è più spazio per i rinvii. Non c’è più spazio per l’ipocrisia».
«Diciamolo con chiarezza: se fossimo stati in Giappone, quei 13 chilometri li avrebbero raddoppiati in 15 giorni. E non è un modo di dire. È la dimostrazione che quando c’è volontà politica, capacità amministrativa e rispetto per i cittadini, le opere si fanno. Qui, invece, ogni passo è un labirinto, ogni richiesta diventa un rimbalzo, ogni emergenza viene trasformata in un dibattito infinito per chi deve prendersi il merito. Ora basta. Il tratto di strada La Torba – Il Chiarone non deve più essere un simbolo di immobilismo, ma l’inizio di una nuova fase: quella della responsabilità, della concretezza, dell’impegno reale».
«Chi siede ai tavoli decisionali ha il dovere di intervenire. Chi governa deve scegliere. Chi promette deve finalmente mantenere. Perché quei 13 chilometri non sono solo asfalto: sono la vita di un intero territorio. E noi non abbiamo più intenzione di restare in silenzio».
