


GROSSETO – Consuetudine vuole che si chiudano le stalle quando i buoi sono scappati. Una conferma giunge anche dal “pianeta” del monopattino a motore.
Originariamente nato, agli inizi del XX secolo, come “gioco di strada”, fatto con tavole di legno e rotelle, ha veduto la sua prima versione motorizzata nel 1916. Realizzatore a New York, tale Arthur Gibson, con il suo “Autoped” ideato come mezzo pratico di locomozione personale.
Le prime versioni pensate per il divertimento dei bambini erano costruite con materiali di recupero. Poi, una volta motorizzato, il monopattino venne considerato come una più agile e comoda alternativa a moto e biciclette. Più modernamente è stato riconosciuto come un simbolo della “mobilità smart”, trasformandosi però in un incubo delle strade cittadine.
Da icona della città sostenibile, a criticità importante della sicurezza urbana. Il numero degli incidenti infatti continua a crescere e non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna e nella Repubblica Ceca, dove sono stati emanati divieti e misure restrittive. Del problema ce ne accorgiamo anche noi che viviamo in provincia e non in una grande città.
Il “ddl Sicurezza” entrato in vigore lo scorso 14 dicembre 2024 doveva rendere le strade italiane più sicure e gli utenti più responsabili: casco obbligatorio per tutti, targa identificativa ed assicurazione RC anche per i monopattini elettrici. Doveva essere una stretta per mettere ordine nella micro mobilità urbana, dopo anni di incidenti e vuoti normativi. Purtroppo, a quasi un anno di distanza, targa ed assicurazione non sono ancora operative.
Nel 2024 si registrano 3.895 incidenti che hanno coinvolto almeno un monopattino, con 23 vittime; e nel 2025, già ad ottobre, il numero è di 20. “La loro incidentalità è una piaga sociale ed economica, che si abbatte sul sistema Paese” – ha dichiarato recentemente il Commissario Straordinario dell’ACI Tullio Del Sette. “È prima di tutto – ha aggiunto – una emergenza culturale”.
Strade, marciapiedi, ZTL, piste ciclabili: anche a Grosseto i monopattini sono diventati infestanti come il “granchio blu”. Dopo l’euforia iniziale che è stata mostrata e pubblicizzata da più parti, vorremmo che chi di dovere, responsabilmente, emettesse divieti, adottando limitazioni e severi controlli.
I monopattini a motore erano stati indicati come una forma di “mobilità dolce”, ma il loro uso in due o tre, le corse anche contromano persino sui marciapiedi, gli attraversamenti sulle strisce pedonali passando anche con il rosso, l’uso del mezzo senza casco, la mancanza di dispositivi rifrangenti per le ore notturne, hanno teso ad affossare le aspettative iniziali circa la bontà del loro utilizzo.
Se a tutto ciò si aggiungono, come ulteriori nei, anche le condizioni critiche in cui versano in città le strade e i marciapiedi, comprese le stesse zone del centro, allora tutto appare davvero come una seria emergenza sociale di complicata gestione.
Esageriamo!?