
GROSSETO – La questione è salariale, e i tagli degli istituti (16 in Toscana di cui due in provincia di Grosseto) non fanno che acuire le preoccupazioni della Flc Cgil.
«Partiamo dai contratti della scuola – dice Alessandra Vegni, segretaria Flc Cgil Grosseto –. Per sottoscrivere l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024, mancano le condizioni minime. Gli aumenti previsti sono del tutto insufficienti: coprono appena un terzo della perdita del potere d’acquisto che i lavoratori e le lavoratrici hanno subito in questi anni di inflazione galoppante. Il grosso degli incrementi non verrà percepito perché già stato riconosciuto come “indennità di vacanza contrattuale” e perché il personale ha già avuto in busta paga l’anticipo di parte dell’aumento».
«Per i pochi arretrati che ci devono ancora dare sarà fatta un’emissione speciale a dicembre così insieme alla 13ma la busta paga sembrerà un bel regalo natalizio – precisa Vegni – La gioia però sarà spenta a febbraio, quando probabilmente ce li riprenderanno con il conguaglio dell’Irpef, come già successo. Proprio quell’Irpef che grazie alla riforma fiscale va a pesare in proporzione più sulle fasce di reddito medio/basse che su quelle alte».
«Oltre al tema salariale, elementi di miglioramento rispetto al passato contratto che ritenevamo ormai acquisiti sono invece inspiegabilmente scomparsi dal testo definitivo – continua la segretaria -. Nel rinnovo vengono meno tutele e conquiste preziose Sono sparite le garanzie per il personale delle scuole italiane all’estero, la sperimentazione dell’orario su quattro giorni, i buoni pasto per chi lavora in modalità agile e gli avanzamenti su profili professionali determinanti nell’Afam, come gli accompagnatori di pianoforte e i modelli viventi. Tutti passi indietro che non possiamo accettare»
«La Cgil queste condizioni non le ha firmate e credo sia da sottolineare. Così come la nostra indignazione per come questo governo sta trattando i lavoratori della scuola, mentre per gli altri sindacati invece sembra che tutto vada bene – rimarca Vegni -. Hanno firmato anche quelle sigle sindacali che sbraitavano per aver riconosciuto il diritto ai buoni pasto e non hanno avuto né quelli né un aumento stipendiale dignitoso. Le stesse sigle sindacali che non avevano firmato il precedente contratto perché secondo loro ingiusto nella parte normativa e poi firmano questo che mantiene la stessa parte normativa e in più peggiora sostanzialmente la parte economica. Hanno firmato quei sindacati che, comunque vada, firmano sempre e comunque, come se la trattativa fosse una prassi inutile».
Mobilitazioni e difesa delle scuole: il 13 a Roma per i 300mila precari, il 10 a Firenze contro i tagli agli istituti
La Flc Cgil Grosseto ricorda che sabato 13 novembre si terrà la manifestazione nazionale a Roma: «Per chiedere risposte concrete per i 300mila precari del comparto scuola, docenti e ata rimasti senza alcuna prospettiva di stabilizzazione nonostante i proclami governativi».
Ma è il presidio regionale di Firenze quello che arriverà prima. Previsto per lunedì 10 novembre, toccherà altrettanto da vicino il territorio grossetano: «In Toscana verranno accorpati 16 istituti scolastici di cui due a Grosseto: è una decisione che solo fino a pochi mesi fa eravamo riusciti, anche grazie all’appoggio determinante della Provincia di Grosseto, a scongiurare – ricorda Vegni -. Adesso la situazione è drammatica. Si rischia di consegnare scuole ingestibili, di ridurre il personale amministrativo e docente, di chiudere presidi fondamentali per le zone periferiche e rurali. Serve mobilitarsi ancora e difendere il diritto allo studio e al lavoro nella nostra provincia».
«Chiediamo al Governo di sospendere questi accorpamenti e andremo davanti alla Regione per chiedere di resistere – racconta Vegni –. La Regione dal canto suo ha fatto quello che ha potuto sospendendo quello che il Governo, con la legge di bilancio 2023, aveva sancito forzosamente. Ora però si trova davanti alla minaccia di danno erariale avanzata dal Ministero dell’istruzione. Così il 27 ottobre ha deliberato, appunto, che 16 istituti della Toscana andranno accorpati. I criteri di accorpamento si basano sul numero di studenti: sotto i 400 per comuni montani/periferici e sotto i 600 per gli altri comuni».
«Lunedì 10 nella sala del palazzo della provincia si terrà anche la riunione che approverà il piano di dimensionamento – dice Vegni -. Conosceremo le scelte effettuate dalle conferenze zonali che, come al solito hanno del tutto estromesso i sindacati sia dal confronto che dall’informativa».
Molto probabilmente i due istituti che andranno incontro ad accorpamenti nella provincia saranno l’Istituto comprensivo “Don Milani” di Orbetello, con 102 iscritti sotto la soglia dei 600 previsti dalla normativa nazionale, e l’Istituto comprensivo “Orsini” di Castiglione della Pescaia (-25). Differente sorte invece spetta ai due Istituti comprensivi di Follonica che, differentemente dagli anni scorsi, non hanno rinnovato il desiderio di fusione.
«Il taglio penalizza studenti, famiglie e lavoratori – conclude Vegni – non tiene conto delle vere esigenze formative dei territori. Continueremo la nostra battaglia perché ogni scuola resti presidio di comunità e di futuro».