
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – In provincia di Grosseto vi sono almeno due istituti che non raggiungono i requisiti stabiliti dalle norme nazionali del Mim (ministero dell’istruzione e del merito): si tratta dei comprensivi di Orbetello, che probabilmente sarà accorpato ad Albinia, e di Castiglione della Pescaia, che probabilmente sarà accorpato a Grosseto.
I Cobas Grosseto parlando di un «Cambio di rotta in Regione. Minacciata dal MIM di pagare possibili danni erariali, la Regione Toscana è scesa a più miti consigli, accogliendo la decisione del MIM di accorpare 16 istituti in tutta la regione. La scelta, forse non casualmente, è arrivata dopo le elezioni regionali che hanno visto la conferma di Giani».
«Per quanto riguarda la Maremma, sembra siano stati recepiti i rilievi dei Cobas Scuola Grosseto, che lo scorso dicembre segnalavano l’assurdità dell’accorpamento dei due comprensivi di Follonica, che avrebbero creato un Istituto-Monstre di 1.500 studenti, 3mila genitori, oltre 200 unità di personale distribuiti su 11 plessi, con una gestione a dir poco difficile».
«Fatte salve le scuole situate in aree periferiche e/o montane – proseguono i Cobas -, i dati evidenziano le problematiche, appunto, di Orbetello e Castiglione. Gli accorpamenti potrebbero essere l’occasione per mettere ordine tra i plessi dei vari comprensivi del capoluogo maremmano. Anche se questo parrebbe dare ragione alle scelte della politica, rileviamo alcuni elementi che ci fanno dissentire, nel contenuto e nel metodo».
«La scelta di tagliare nel campo dei servizi e dell’istruzione è una scelta politica, non una questione di parametri oggettivi. Ecco alcuni fatti:
• è stato firmato l’ennesimo contratto scuola-miseria, che prevede ridicoli aumenti di meno di 2 euro il giorno
• per i centri di detenzione dei migranti in Albania, che attualmente ospitano 25 persone, si prevede di spendere 670 milioni fino al 2028
• secondo il Tax Justice Network, le multinazionali operanti in Italia – e le élite che le possiedono – hanno saccheggiato 22 miliardi solo negli ultimi 6 anni, grazie a un trattamento fiscale di favore
• l’Italia è tra i 5 Paesi UE con minor spesa in istruzione, pari a circa il 4% del PIL
• la scuola pubblica cade a pezzi, mentre la scuola privata incassa milioni, oltre 600 quest’anno
• la spesa militare complessiva prevista per il 2026, secondo i calcoli dell’Osservatorio Mil€x, raggiungerà la cifra record di 33,9 miliardi di euro, con un incremento del 2,8% rispetto al 2025 e del 45% sul decennio».
«I parametri in base ai quali si tagliano le scuole non sono oggettivi, ma sono costruiti per generare risparmi. I risparmi sono resi necessari dalla bassa tassazione dei ricchi, che sono quelli che prestano il denaro allo Stato a tassi di interesse da strozzini. Ecco spiegato, in poche parole, il circolo vizioso che occorre spezzare».
«Le regole sul dimensionamento, inoltre, penalizzano – in particolar modo – il nostro territorio:
1. prevedere che un superiore deve avere 2 classi prime per istituire un nuovo indirizzo di studi, vuol dire rendere impossibile (o quasi) farlo per qualunque scuola maremmana, ma soprattutto per quelle dei piccoli centri
2. favorire l’ampliamento del tempo pieno nelle scuole primarie e medie che già lo hanno, vuol dire rendere più difficile la sua introduzione dove ancora non c’è
3. prevedere la formazione di classi in più in base all’ordine alfabetico delle scuole, e non in base al numero degli iscritti, è inqualificabile
4. prevedere che, per aprire un nuovo indirizzo di studi, le scuole superiori devono avere risorse da parte di “realtà economiche del territorio” vuol dire fare un passo verso la privatizzazione della scuola statale e favorire le scuole di territori più ricchi» prosegue Cobas.
«Il metodo adottato dai politici maremmani, infine, è assolutamente autoreferenziale, salvo nel momento finale, nella sede provinciale. Come ogni anno, infatti, le conferenze zonali si sono svolte a porte chiuse, ovvero senza i rappresentanti dei lavoratori, forse con i Dirigenti Scolastici. Che, però, nulla hanno detto ai lavoratori. Eppure, a dicembre scorso in uno dei documenti inviati dalla Provincia si affermava che la decisione (su Follonica) era stata presa “attraverso processi di condivisione con il personale, gli istituti hanno deciso di procedere ad una fusione.” Non era vero».
«“Le conseguenze, come al solito, graveranno sul personale e sui cittadini. Il personale, in base ai complessi meccanismi di calcolo del MIM, sarà tagliato e quello restante sarà costretto a faticosi e costosi viaggi, nonostante i bassi stipendi, tra un plesso scolastico e l’altro. Le famiglie vedranno ulteriormente ridotto il servizio scolastico. Però, per le scuole private, per le armi e per il Ponte sullo Stretto, i soldi si trovano sempre» conclude la nota.