
GROSSETO – «La crisi del settore zootecnico non si misura soltanto nei costi crescenti o nel calo del numero di aziende, ma soprattutto in una minaccia quotidiana che in Toscana è ormai emergenza: i predatori». Dopo aver parlato di caccia, Jurij Di Massa, candidato al Consiglio regionale con Fratelli d’Italia, torna sul mondo rurale accendendo i riflettori su un problema che sta mettendo in ginocchio centinaia di allevatori.
«I numeri parlano chiaro. Negli ultimi dieci anni, secondo Coldiretti, in Toscana gli attacchi dei lupi hanno causato la chiusura di circa 800 stalle e la perdita di oltre 65.000 animali tra pecore, capre e agnelli. In Maremma, nel Senese e nell’Aretino, le cronache degli assalti si ripetono con cadenza quasi quotidiana, trasformando la vita degli allevatori in una continua battaglia per la sopravvivenza».
«Se non interveniamo subito – avverte Di Massa – rischiamo di vedere sparire interi pezzi del nostro patrimonio produttivo. Non è una questione di bandiere ideologiche: è un problema economico e sociale che riguarda la tenuta delle nostre campagne».
La Regione Toscana negli ultimi anni ha attivato fondi per rimborsare i danni e bandi per finanziare misure di prevenzione, come recinzioni elettrificate e cani da guardiania. Ma per Di Massa «si tratta di azioni insufficienti. i rimborsi arrivano con tempi troppo lunghi e non coprono i danni reali. Un allevatore non può attendere mesi per ricevere risposte mentre vede sbranati decine di capi. Serve un meccanismo immediato e garantito».
Di Massa indica la strada: un piano pluriennale, risorse stabili e mappe territoriali del rischio per concentrare gli interventi dove la pressione dei predatori è più forte. «Un bando da 5 milioni è un segnale – aggiunge – ma se resta un episodio isolato non cambia la sostanza. La Regione deve assicurare continuità e concretezza».
C’è anche la questione della gestione faunistica: «Occorre avere il coraggio di discutere di deroghe mirate nei territori più colpiti. Non si può chiedere solo agli allevatori di sopportare un peso che non è più sostenibile».
La conclusione è netta: «La lotta dura contro i predatori è una priorità. Difendere gli allevatori significa difendere posti di lavoro, economia e presidio del territorio. La Regione deve scegliere da che parte stare: io la mia scelta l’ho già fatta, e starò sempre al fianco di chi, tra sacrifici quotidiani, tiene vive le nostre stalle».