
GROSSETO – Da Grosseto alla Florida, poi Roma, New York, Milano e Dubai. È un vero giro del mondo quello fatto da Alessandro Quercia, classe 1997, grossetano doc.
Figlio di altri due grossetani noti in città, Marco Quercia (uno dei volti del commercio cittadino) e Rosanna Pinna (altrettanto rinomata agente immobiliare), è protagonista di un percorso che lo ha condotto fino al cuore scintillante degli Emirati Arabi, portando il profumo della sartoria italiana. Con altri 3 amici, infatti, ha dato vita a Camìa, brand di camicie su misura che da settembre porterà a Dubai anche un pezzo di manifattura maremmana.
Il giro del mondo di Alessandro è cominciato tra i banchi del Liceo Rosmini, dove studiava scienze umane. Poi, a 16 anni un primo volo verso la Florida per un anno di scambio culturale. Lì ha preso il diploma americano, poi è tornato a Grosseto per completare il quinto anno e chiudere il cerchio degli studi italiani. Ma il viaggio era solo all’inizio.
Quelle camicie di lino in Thailandia
La tappa successiva è stata l’università Luiss di Roma, con una laurea triennale in scienze politiche e relazioni internazionali. Poi il cambio di rotta verso la finanza, con una magistrale in corporate finance (finanza aziendale) tra la Luiss e la Fordham University di New York, conseguita in formula double degree: un programma che rilascia due titoli accademici, uno italiano e uno statunitense
Dopo la laurea, il primo impatto con il mondo del lavoro è arrivato a Milano, dove ha lavorato due anni in Bain & Company, una delle più importanti società di consulenza strategica al mondo. Ma il passo decisivo lo ha compiuto nel 2024, chiedendo un trasferimento interno nella sede di Dubai. «Volevo crescere ancora, mettermi alla prova in un contesto internazionale estremo», racconta Alessandro.
Ed è proprio lì, nel cuore dorato del Golfo Persico, che è nata l’idea. Anzi, più precisamente qualche Km ancora più a est, durante una vacanza in Thailandia nel 2024, osservando il più svariati stili e colori delle camicie in lino, nasce l’idea di Camìa. Così, tornato a Dubai insieme ai co-ideatori, fonda il marchio che unisce stile italiano e spirito internazionale. Insieme ad Alessandro Quercia, a fondare Camìa sono stati Diletta Cardini (toscana, di Prato), Andrea Manzella e Jacopo Journo. Al team dei fondatori, si è aggiunto poi successivamente un quinto prezioso elemento: Rachele, la presenza fondamentale alla guida dello shop di Dubai.
Con Camìa anche un po’ di Maremma và negli Emirati
Iniziando dalle camicie, rifacendosi all’impostazione di uno store milanese, i giovani hanno messo in piedi una vera filiera del su misura Made in Italy con scalo negli Emirati. «Le misure ai nostri clienti le prendiamo direttamente nel negozio che si trova dentro al distretto finanziario di Dubai. I tessuti da selezionare per la propria camicia arrivano da Firenze, la produzione avviene in Umbria. E da lì spediamo tutto – racconta – Da questo settembre ci sarà anche una novità ancora più cara alla Maremma. Da Camìa inizieremo a proporre anche abiti su misura: saranno prodotti da Toscano Collezioni, azienda di eccellenza a Grosseto».
«Vogliamo portare a Dubai l’eleganza autentica, lontana dall’ostentazione – dice – Camìa cresce, tra vendite in boutique e richieste sui canali social. Presto arriverà anche l’e-commerce sul sito camiashirts.com, sempre rivolto a una clientela internazionale attenta al dettaglio e alla qualità».
Bella Dubai, ma la Maremma?
Anche se a volte Dubai può sembrare fin troppo artificiale, tra grattacieli e auto di lusso, Alessandro non ha mai perso il legame con la Maremma. «Ovviamente i piatti tradizionali mi mancano sempre – racconta – per fortuna riesco a tornare spesso a Grosseto. E quando succede, oltre che sulla famiglia posso contare sempre gli amici storici, con i quali ho mantenuto i contatti. Ci vediamo nei posti che amiamo da sempre. Ora in estate ci troviamo al solito bagno, al Capezzòlo di Castiglione della Pescaia. È un punto fisso».
C’è anche qualcosa di più profondo, comunque, che ad Alessandro manca della Maremma. «Più di tutto mi manca l’essere genuino del maremmano – racconta – A Dubai molto si fonda sull’immagine. Quel tocco tutto italiano, come anche l’autenticità e la qualità che sa esprimere la Maremma, per fortuna, ce li portiamo da casa».



