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Aree interne, Cia: «Territori da rilanciare, non da accompagnare all’abbandono»

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Aree interne, Cia: «Territori da rilanciare, non da accompagnare all’abbandono»
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GROSSETO – Le aree interne della Maremma continuano a pagare il prezzo dell’isolamento. Cia Grosseto torna a chiedere attenzione per territori dove i costi di vita e di produzione sono più alti, i servizi scarsi e le infrastrutture spesso inadeguate. Serve una strategia concreta, costruita con chi vive e lavora questi luoghi ogni giorno.

«Non è una questione di colore politico, e non intendiamo entrare in logiche di parte – precisa il presidente di Cia Grosseto, Claudio Capecchi – ma non possiamo tacere di fronte a un processo che sembra accompagnare con rassegnazione lo spopolamento di territori fondamentali per l’equilibrio del nostro Paese».

Capecchi non usa mezzi termini. A suo dire, l’idea che si possa “gestire” la scomparsa delle aree interne con qualche piano calato dall’alto equivale, nei fatti, ad accettarne la fine. E con essa, la perdita di intere comunità, tradizioni, economie locali e del patrimonio ambientale che questi territori custodiscono. “Pensare di rinunciare a queste zone – spiega – è un errore che pagheremo caro, tutti”.

Per Cia Grosseto, le zone collinari e montane – dove si concentra il cuore agricolo della Maremma – danno molto più di quanto ricevono. Producono cibo sano, presidiano il territorio, conservano tradizioni. Ma chi le abita affronta costi e disagi continui: strade provinciali e comunali spesso dissestate, infrastrutture carenti, e strade consortili fondamentali – che portano a case e agriturismi – interamente a carico dei residenti.

“Chi ci vive paga almeno il 50% delle spese, anche se si tratta di vie di fatto pubbliche, percorse da turisti, fornitori, operatori, perché portano non solo alle abitazioni, ma anche a imprese agricole e strutture ricettive”, denuncia Capecchi.
Lo stesso vale per gli acquedotti consortili, con chilometri di tubazioni che attraversano terreni, campi, ponti e boschi per raggiungere le case. «Quando c’è una rottura – racconta – l’acqua si disperde per giorni, spesso prima ancora che il guasto venga individuato. Ma il costo dei metri cubi persi e delle riparazioni resta comunque a carico dei consorziati”. Un altro aspetto critico riguarda lo smaltimento delle acque reflue. Nelle campagne ogni famiglia deve costruire e gestire la propria fossa Imhoff, con costi elevati e totale responsabilità privata.

“In città questi servizi sono pubblici, qui ce li paghiamo da soli”, sottolinea Capecchi.
Anche istruzione e sanità rappresentano una sfida quotidiana. I ragazzi percorrono decine di chilometri per frequentare le scuole o anche solo per raggiungere la fermata del pullman. In molti casi, i genitori devono lasciare il lavoro per accompagnarli, specie nei mesi invernali. Lo stesso vale per i servizi sanitari, spesso distanti e difficili da raggiungere. Tutto questo si traduce in un costo umano ed economico rilevante.

C’è poi la questione della rappresentanza politica. “Sulla carta è proporzionata, ma chi amministra territori vasti come i nostri ha bisogno di una presenza attiva, capace di conoscere e ascoltare davvero chi vive in queste zone. Serve una rappresentanza politica che abbia il coraggio di prendersi carico, concretamente, delle criticità di questi territori”.

A fronte di tutto questo, le risorse disponibili per le amministrazioni locali sono sempre più scarse. Province e Comuni riescono a malapena a garantire i servizi minimi. E così, mentre le aree marginali si svuotano, anche le cosiddette “aree di mezzo” iniziano a risentirne e a breve diventeranno loro le prossime aree marginali.

“È un processo che coinvolge tutto il Paese – avverte Capecchi – e che porta con sé degrado, incendi, perdita di biodiversità da un lato, e maggiore pressione sulle città dall’altro”.

Cia Grosseto chiede un cambio di passo: “Non servono piani calati dall’alto – conclude Capecchi – ma politiche mirate, strumenti concreti e una visione strategica che rimetta al centro questi territori. La vera sfida è rilanciarli, non accompagnarli verso l’abbandono”

Redazione
9 Luglio 2025 alle 11:55
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