
GROSSETO – «Mentre il Partito democratico e i liberisti di finta destra svendono pezzi del Paese sull’altare del liberismo globale, noi scegliamo di restare. E di investire. Sulle radici. Sul territorio. Su Grosseto». Così i consiglieri comunali Andrea Vasellini e Alessandro Bragaglia motivano la presentazione della loro ultima mozione consiliare per l’esercizio del diritto di prelazione sulle quote private della società Farmacie comunali riunite di Grosseto.
«Il Pd e la sinistra sono ciechi, noi del gruppo Vivarelli Colonna sindaco – Mondo al contrario – Team Élite Vannacci, apriamo gli occhi: il sociale si fa tenendo i beni pubblici nelle mani della città».
«C’è una fetta di patrimonio grossetano (le Farmacie comunali riunite) che rischia di scivolare via nell’indifferenza – spiegano Vasellini e Bragaglia -. Il socio privato ha deciso di uscire, le quote sono in vendita, vogliamo un dibattito in Consiglio. Neppure i più accaniti detrattori del socio privato della sinistra, da Rosini in giù, si sono accorti che la vera politica sociale si fa riportando sotto controllo pubblico ciò che serve al cittadino ogni giorno: farmaci, assistenza, vicinanza ai fragili».
I due consiglieri chiedono «un atto politico chiaro anche dall’assessore di riferimento onorevole Fabrizio Rossi: si intende investire nella città o continuare a lasciarla in mano a soggetti privati, spesso più attenti al bilancio che ai bisogni dei lavoratori e dei cittadini?».
La mozione chiede all’Amministrazione di esercitare il diritto di prelazione previsto dallo statuto societario, per riportare le Farmacie comunali sotto pieno controllo pubblico. «Non è un gesto ideologico, è un gesto strategico – incalzano i consiglieri –. Acquistare le quote è un atto di amore. Le Farmacie possono diventare il braccio operativo del Comune per campagne di prevenzione, assistenza agli anziani, aiuto ai più deboli. Ma devono essere libere da logiche di profitto e governate in nome dell’interesse collettivo».
Vasellini e Bragaglia rivendicano «una visione di destra sociale concreta e locale. Non siamo quelli delle cessioni e delle esternalizzazioni. Siamo quelli che credono nella sovranità amministrativa, nella difesa del bene comune e nella vicinanza reale alle persone. Vogliamo una Grosseto autarchica».
«Vogliamo un dibattito pubblico serio e trasparente. Vogliamo che il Consiglio comunale sia protagonista, non spettatore. E vogliamo che il Comune – se davvero crede nello sviluppo della città – investa. Quale miglior investimento se non quello sulla propria salute, sulle proprie strutture e sulla propria comunità? E se non ci sono risorse almeno si discuta se, e come, trovarle».
E concludono: «Questa è la politica che ci piace: visione, coraggio, concretezza. Questa è la destra sociale di cui Grosseto ha bisogno. Forte, radicata, con lo sguardo fiero e i piedi ben piantati nella nostra terra. I gioielli non si svendono. Si difendono».