
GROSSETO – La prima cosa che faceva mia nonna, ogni mattina, era spazzare davanti al negozio.
Prima ancora di alzare la serranda, prima di accendere la luce, prima del buongiorno.
La scopa in mano, qualche parola con chi passava, e quel gesto semplice, ripetuto, quasi sacro.
Io ci sono cresciuto con quella scena. Ed è lì che ho capito — senza saperlo — cos’è il marketing.
Perché prima di tutto, prima dei social, prima del logo, prima del piano editoriale… c’è come ti presenti al mondo.
E in un paese — che sia in Maremma, o in qualunque altro posto dove la gente si conosce, si guarda e si parla ancora per strada — la comunicazione inizia da lì. Dal marciapiede. Dalla soglia. Dalla prima impressione.
Che poi, diciamoci la verità: oggi si parla tanto di marketing, tutti fanno corsi, tutti cercano strategie, tutti vogliono “fare contenuti”.
Poi però passi davanti a certi negozi e vedi:
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la carta per terra da tre giorni
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l’insegna scolorita
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la vetrina spenta alle dieci di mattina
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un cartello scritto a penna: “torno subito” (da quando?)
E allora pensi: “Ma davvero questo si lamenta che non entra più nessuno?”
Ecco, il punto è proprio questo: il cliente guarda. Anche quando non ci fai caso, guarda. E si fa un’idea in un attimo. Non legge il tuo post su Facebook. Non va a vedere il sito. Non chiede informazioni. Guarda. E decide.
Ed è per questo che dico che chi spazza davanti al negozio fa più marketing di chi studia i reel. Perché dà un messaggio. Silenzioso, ma chiarissimo: quello della cura.
In Maremma lo vedo ancora: certe botteghe piccole, niente social, niente siti, niente chiacchiere. Ma sono sempre pulite, ordinate, accoglienti.
Hanno la porta aperta, due vasi messi bene, la luce giusta, un odore buono di legno o di pane. E funzionano. Perché si presentano bene. Senza bisogno di parole.
E poi ci sono quelli che hanno il profilo perfetto, il logo, la grafica coordinata, gli hashtag motivazionali… ma fuori sembra tutto in abbandono. E lì capisci che non fanno marketing, ma si danno solo le arie.
Allora, se mi chiedi da dove si comincia, io rispondo senza pensarci: con una scopa. Ogni mattina, prima di tutto. Non perché “fa marketing”. Ma perché dice chi sei davvero.
Ogni tanto, ripenso a mia nonna. Che non aveva studiato marketing, non sapeva cos’era il personal branding, e probabilmente non avrebbe mai capito perché uno dovrebbe pagare per farsi dire cosa scrivere su Instagram. Ogni mattina però, prima di tutto, spazzava davanti alla bottega.
E quel gesto semplice, ripetuto, costante… diceva più di mille post.
E forse, ecco, è da lì che dovremmo ricominciare tutti. Con una scopa in mano, e un po’ di rispetto per quello che facciamo.
Marketing Antipatico
In questa rubrica parliamo di come l’innovazione può prendere forma in modi inaspettati, scoprendo le storie e le persone che la rendono possibile. Perché innovare non è solo un compito per le grandi multinazionali: è qualcosa che può partire da chiunque, anche dal tuo angolo di mondo. Restate sintonizzati, e chi lo sa? Magari la prossima grande idea potrebbe arrivare proprio da voi. Hai qualche riflessione da condividere? Scrivimi a [email protected]
Marco Gasparri, 49 anni, è il Managing Director di Studio Kalimero. Formatosi nel settore del marketing, dalla fine degli anni Novanta si dedica con successo a costruire percorsi per dare valore alle imprese e può contare su un’esperienza con centinaia di aziende nel pubblico e nel privato. Creativo, poliedrico e razionale, ha collaborato con agenzie nazionali, ha lavorato in Toscana e in Italia e ha dato vita nel 2000 a Studio Kalimero, riuscendo sempre ad anticipare le istanze economiche della società e a creare servizi e prodotti adatti al mercato.
Formatore, spin doctor, consulente politico, marketing strategist, esperto in tecniche di comunicazione, business coach ha firmato numerosissime campagne di successo: Marco Gasparri è tra i professionisti più accreditati nel campo della promozione non solo in Toscana.