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La storia di Michela, Cgil: «Con i Sì al referendum anche le donne saranno più tutelate»

Il sindacato: «La sua è una storia come tante, che racconta il volto reale del lavoro oggi in Italia: spezzettato, precario, spesso invisibile»

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La storia di Michela, Cgil: «Con i Sì al referendum anche le donne saranno più tutelate»
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GROSSETO – Michela ha 40 anni e lavora al banco gastronomia di un supermercato cittadino. Prima di questo impiego, da quando ha iniziato a lavorare appena maggiorenne, ha fatto un po’ di tutto: cameriera stagionale, operaia, commessa nei negozi e barista nella ristorazione. Poi, quasi trentenne, è arrivato il primo contratto stabile. «Il primo contratto a tempo indeterminato della mia vita è questo – racconta -. Ho sempre cercato un nuovo lavoro una volta che un contratto a termine non veniva rinnovato, ma non è stato facile».

«La sua è una storia come tante, che racconta il volto reale del lavoro oggi in Italia: spezzettato, precario, spesso invisibile – commenta la Cgil di Grosseto -. In una provincia come la nostra, dove il dato delle stabilizzazioni dei contratti a termine è anche inferiore alla media nazionale, la storia di Michela è il megafono di davvero tante, tantissime altre storie simili. Una storia fatta di promesse non mantenute, di colleghi che “un giorno sono indispensabili e il giorno dopo sono fuori”, come  racconta Michela. Ma anche la storia di chi, per una malattia o una gravidanza, viene guardato come un problema nonostante faccia il possibile per essere stabilizzato. “Con un contratto a termine si dà tutto, si accetta qualsiasi orario, si fa qualsiasi rinuncia pur di sperare nel rinnovo – racconta Michela -. Ma non si hanno gli stessi diritti e tutele di un indeterminato. E spesso la sopravvivenza del lavoratore dipende solo dalla saggezza e volontà del datore”».

«Il contratto a tempo determinato è diventato la regola in troppi settori – prosegue la Cgil -. A farne le spese sono soprattutto le donne. “A molte colleghe, in vari ambienti, ho visto concedere facilmente il part-time – racconta – ma poi ci si aspetta la disponibilità totale: i turni cambiano ogni settimana, le festività sono sempre più richieste e soprattutto chi ha una famiglia si trova in difficoltà”».

«Basta guardarsi intorno per capire che questi referendum riguardano tutti»

«Per questo Michela ha deciso che l’8 e 9 giugno voterà Sì ai referendum promossi dalla Cgil – proseguono dal sindacato -. “Perché – dice lei – basta guardarsi intorno e ascoltare i racconti di amici, parenti e colleghi per rendersi conto di quanto sia fondamentale cambiare rotta. Si sta andando verso una precarietà sistemica in tantissimi settori. Almeno il lavoro dovrebbe essere un punto fermo. Chi deve lavorare per vivere non può restare indifferente”. I cinque quesiti referendari parlano di tutto questo: di sicurezza sul lavoro, di diritti dei precari, di pari tutele anche per chi lavora in piccole imprese, di reintegro in caso di licenziamento illegittimo, di cittadinanza per chi vive e lavora nel nostro Paese».

Pagni: «Con questi referendum anche le donne potranno contare su più garanzie». Rossi: «Non perdiamo questa occasione, il voto può fare la differenza»

«Oggi più che mai, il lavoro femminile ha bisogno di essere difeso – rimarca Monica Pagni – segretaria generale Cgil Grosseto -. Troppe donne sono ancora costrette a scegliere tra famiglia e lavoro, tra salute e occupazione, tra indipendenza e precarietà. Con questi referendum possiamo voltare pagina: possiamo dire che il lavoro deve essere stabile, sicuro, dignitoso. Possiamo dire che nessuna deve essere lasciata sola. Votare Sì l’8 e 9 giugno significa alzare la testa, per tutte e tutti, ma soprattutto per chi ha pagato troppo la mancanza di diritti come le donne in Italia».

Dello stesso avviso Claudia Rossi, coordinatrice dello sportello Da.Li.Da. della Cgil Grosseto, a supporto delle donne. «Purtroppo non è raro che, al nostro sportello, ascoltiamo storie di donne che vivono discriminazioni sul lavoro, che subiscono ricatti perché hanno figli, che rinunciano a denunciare abusi per paura di perdere il posto – racconta Rossi – Lavoratrici precarie, isolate, a cui viene negata la libertà. I referendum dell’8 e 9 giugno sono un’occasione concreta per cambiare. Per ridare forza alle donne, garantire tutele, sicurezza, pari dignità. Il nostro voto può davvero fare la differenza. Non perdiamo questa opportunità. Non si tratta di una battaglia ideologica, ma concreta. E non riguarda “altri”, ma tutte e tutti noi, ogni giorno. Il lavoro è dignità. È tempo di riportarlo al centro. L’8 e 9 giugno vota Sì».

Redazione
4 Giugno 2025 alle 15:47
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