
GROSSETO – “Da un po’ di tempo a questa parte le pagine dei quotidiani dedicate alle cronache politiche dei tre comuni più popolosi, Grosseto, Orbetello e Follonica, sono monopolizzate da scontri al calor bianco tra i sindaci e le rispettive maggioranze da un lato, e i gruppi di opposizione dall’altro lato, scontri tutti accomunati da una natura per così dire regolamentare. Almeno in apparenza, perché dietro il richiamo a codici e codicilli, non di rado grossolanamente errato, in certi casi emerge ‘semplicemente’ una deprecabile non conoscenza delle norme, in altri traspare una ben precisa volontà politica. E non è facile distinguere dove vi sia l’una e dove l’altra “. Così inizia la riflessione del consigliere di minoranza a Grosseto, capogruppo di Grosseto Città Aperta, Carlo De Martis sulla situazione politica delle tre città.
“A Grosseto – prosegue -, solo per stare alle ultime settimane e solo per rammentare i fatti più eclatanti, il 17 aprile il presidente del consiglio comunale, con la motivazione della mancanza del numero legale, ha dichiarato l’invalidità della votazione che aveva approvato un’importante delibera dell’opposizione in materia di nomine nelle società partecipate, sennonché in aula erano oggettivamente presenti sedici consiglieri, sufficienti a garantire il numero legale. Nella seduta del 30 aprile sono stati ammessi, tra le contestazioni dell’opposizione, tre emendamenti della maggioranza nonostante non risultassero ritualmente registrati al protocollo dell’Ente. Ancora, è notizia di ieri, il presidente della Commissione di controllo e garanzia è stato costretto a rimandare la seduta della Commissione convocata per approfondire il cosiddetto ‘caso Sistema’, ovvero per verificare l’iter di nomina dei rappresentanti del Comune nella principale società municipale, Sistema srl, a causa dell’ostruzionismo frapposto dall’amministrazione comunale nel fornire ai commissari la documentazione richiesta”.
“Orbetello (ormai è storia nota, talmente grave e grottesca al tempo stesso da essere finita sulle cronache e le televisioni nazionali) alla vigilia del 25 aprile la giunta comunale, con singolare tempismo, ha deliberato di non concedere all’Anpi uno spazio per organizzare un evento pubblico dedicato all’anniversario della Liberazione, di fatto pretendendo sindaco e assessori di poter stabilire discrezionalmente chi sia meritorio di fruire di uno spazio pubblico in base a criteri di natura politica – prosegue De Martis -. A Follonica, last but non least, siamo nel pieno del ‘residenza gate’ per lo scandalo delle residenze fittizie, nel quale sarebbero coinvolti il sindaco e un assessore. Ebbene, quando i gruppi di opposizione hanno chiesto che venissero forniti i necessari chiarimenti nella sede a ciò deputata, ovvero il Consiglio comunale, è stato disposto che la seduta venisse secretata, tanto che – è notizia delle ultime ore – è dovuta intervenire addirittura la Prefettura censurando la decisione di svolgere il Consiglio a porte chiuse anziché, come naturale e previsto dalle norme, aperto al pubblico”.
“Tre amministrazioni diverse ma, a ben vedere, accomunate da alcuni tratti comuni – va avanti il capogruppo di Grosseto Città Aperta -. In primo luogo una analoga matrice politico-culturale, che si rispecchia anche nel panorama nazionale ed oltre, e che non fa mistero di esprimere una forte insofferenza per il dissenso, per i diritti delle minoranze, e non solo politiche, per i principi di trasparenza, per il rispetto delle regole e per le forme di controllo democratico, pretendendo di poter decidere sopra tutto e sopra tutti, come se la cosa pubblica fosse in realtà ‘cosa loro’. In secondo luogo una condizione di sofferenza politica interna alle rispettive coalizioni, con sindaci molto indeboliti di fronte al movimentismo di certe forze di maggioranza che a loro volta, replicando quel medesimo approccio di cui sopra – mal voluto non fu mai troppo, verrebbe da dire – pretendono di poter decidere sopra tutto e sopra tutti, con i sindaci costretti a far groppino”.
“È, in definitiva, la fotografia di un’intera classe di governo debole e insofferente alle regole del gioco democratico – conclude De Martis -, che pretende di sottrarsi al confronto pubblico forzando, snaturando quando non addirittura violando quelle stesse regole, interpretate non quale strumento per migliorare la qualità dell’azione amministrativa nell’interesse dei cittadini, ma per preservare nient’altro che una posizione politica”.