
FIRENZE – È morto a causa delle esalazioni del monossido di carbonio fuoriuscito da una stufetta accesa per riscaldare il camper che avevano parcheggiato di fronte all’ospedale di Careggi, a Firenze, dove era ricoverata la figlia. La moglie invece è in terapia intensiva intubata.
Franco Mariotti, 61 anni, originario di Roccalbegna, insieme alla moglie aveva deciso di portare il camper di fronte all’ospedale in cui è ricoverata la figlia, così da starle più vicini e andarla a trovare ogni giorno. Una soluzione che la coppia aveva preferito a quella dell’albergo.
I due andavano a trovare la figlia ogni giorno. E proprio il fatto che avessero saltato “il passo” ha messo in allarme al figlia che ha allertato i Vigili del fuoco. I pompieri hanno sfondato la porta del mezzo, ma per l’uomo non c’era già più nulla da fare. La donna invece è stata intubata e trasferita in ospedale.
Probabilmente la donna, 60 anni, è rientrata in camper più tardi del marito. Forse ha creduto che lui stesse dormendo e si è stesa anche lei. Sembra che il monossido sia fuoriuscito da una stufetta collegata alla bombola del gas.
«Tutto il personale della Croce Rossa di Grosseto si stringe con affetto ai colleghi dell’Unità Territoriale di Roccalbegna e alla famiglia Mariotti per la prematura scomparsa di Franco Mariotti, vice delegato CRI, avvenuta oggi a soli 64 anni in tragiche circostanze nel parcheggio dell’ospedale di Careggi» scrive la Croce rossa.
«Una tragedia che ci colpisce profondamente: Franco e sua moglie si trovavano lì per stare vicini alla loro giovane figlia ricoverata nello stesso ospedale. Ci uniamo al dolore della famiglia e dei colleghi in questo momento così difficile».
A ricordarlo è, tra gli altri Gianluigi Perruzza, soccorritore della Croce rossa di Grosseto: «Roccalbegna è un paesino di poche centinaia di anime, in zona territorialmente disagiata, dove esiste una postazione 118 infermieristica H24. In questo contesto lavorano operatori Cri che meriterebbero una medaglia. Franco era uno di questi, senz’altro uno dei più attivi. Spesso era lui ad organizzare i turni (oltre che farne 5/6 a settimana) e più di una volta è capitato di sentirci, l’oggetto della telefonata era quasi sempre : “Franco ho difficoltà a mandare qualcuno da Grosseto per quel turno scoperto.” “Non ti preoccupare, in qualche maniera ci si arrangia.” Questa sua risposta voleva dire in verità che si metteva la divisa e andava lui. Era così, chiacchiere poche, fatti tanti. Onore e gloria a te “Malestro”, e che il futuro riservi giornate migliori per tua moglie e tua figlia».