
GROSSETO – Non ci sono motivi ostativi affinché sia intitolata a Grosseto una via a Giorgio Almirante. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha dichiarato non ammissibile il ricorso presentato dal Pci.
“La decisione del Consiglio di Stato – dicono i senatori e deputati del Partito democratico eletti in Toscana in una nota congiunta-: sull’intestazione di una via di Grosseto a Giorgio Almirante non cambia di una virgola il problema politico che più volte abbiamo denunciato durante lo svolgersi di questa vicenda: le falsificazioni della storia vanno combatutte senza esitazioni, e noi continuiamo a ritenere vergognosa e inaccettabile, sul piano politico e morale, questa scelta dell’amministrazione comunale di Grosseto”.
“Ricordiamo a tal proposito alcune affermazioni e posizioni dell’intitolatario, collaborazionista dei nazisti durante la Repubblica di Salò, perché almeno ci sia risparmiata la bufala che Almirante fu un sincero democratico. Almirante per una grandissima parte della sua vita fu l’opposto di un sincero democratico. E sinceramente lo ammetteva: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti (…) Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue” (maggio 1942). Nel primavera del 1944 firmò un manifesto dove minacciava di fucilazione i partigiani del grossetano che non si fossero arresi consegnando le armi. Nei decenni del dopoguerra non si smentì”.
“In un’intervista televisiva del 29 aprile 1987 con Giovanni Minoli rivendicò due sue frasi che qualche tempo prima avevano suscitato scalpore (una era: “A chi mi chiede: tu sei fascista? Rispondo per ora e per sempre: la parola fascista io ce l’ho scritta in fronte”; l’altra era “Democratico è un aggettivo che non mi convince”) e affermò di essere sostanzialmente d’accordo con Rauti quando questi asseriva “noi non siamo d’accordo con la democrazia parlamentare in via di principio perché non crediamo all’uguaglianza tra gli uomini ma alla differenza tra gli uomini”. Notorio fu l’apprezzamento di Almirante per il golpe dei colonnelli in Grecia, per quello di Pinochet in Cile, per la dittatura militare argentina, per i regimi autoritari di Franco e Salazar”.
“Si potrebbero fare molti altri esempi ma sono sufficienti questi. Due sono i doveri civili a cui non possiamo sottrarci: sul piano culturale, portare avanti l’impegno contro il revisionismo storico tossico e pieno di malafede continuando a raccontare senza menzogne la storia del nostro Paese. Sul piano legislativo, dar seguito alle proposte già depositate in Parlamento dal Pd e approvare una legge che vieti l’intitolazione di spazi pubblici a esponenti di un regime agli antipodi della nostra Costituzione antifascista”.