
GROSSETO – Oltre un mese di ricerche, di post Facebook, di battute dei volontari sul territorio. Chilometri e chilometri percorsi non si sa come. E il lieto fine. Mimì è un cane maremmano. Faceva parte di una cucciolata accalappiata mesi fa e portata in canile. Abituata a vivere libera ha fatto un percorso sino a trovare una nuova famiglia che dieci mesi fa l’ha adottata. Tutto bene, sino a quando, un mese fa (il 30 novembre), il cancello che recintava la casa si è rotto. Mimì, cresciuta libera, ha colto l’occasione al volo per farsi un giro. Un giro più lungo del previsto, che l’ha portata nella campagna maremmana.
È stata la dottoressa Beatrice Darini, veterinaria della clinica Costa d’Argento, a mettere in correlazione l’animale fuggito con quello che veniva avvistato nelle nostre campagne.
«Ho contatti con Pisa, e avevo visto il post dello smarrimento su Facebook. Quando ho visto la prima volta il post di un cane avvistato a Paganico ho capito subito che poteva essere lei per alcune caratteristiche fisiche dell’animale. Ho iniziato a mettermi in contatto con chi aveva visto il cane. Ho messo in giro il mio telefono perché chi la vedeva mi chiamasse».
Tra le prime chiamate c’è stata quella della Polizia stradale. «Avevo fatto la notte in clinica e stavo tornando a casa quando è arrivata la segnalazione». L’animale era entrato sulla quattro corsie, i poliziotti hanno scortato la dottoressa e l’hanno aiutata a cercarla, ma senza risultato.
Nel frattempo anche i volontari della Maremma si sono messi alla ricerca, “Adotta un cuore randagio”, di Federica Bellone in primis attraverso il volontario Mario Filabozzi.
Altro avvistamento di nuovo le ricerche, anche con i volontari della Vab di Sassofortino ma anche in questo caso il cane sembrava un fantasma. Veniva avvistato, ma il tempo di arrivare e non c’era più. Bravissima ad eludere ogni possibile “trappola” posta in essere dai volontari per catturarla. Scaltra come solo chi è nato libero può essere.
L’animale intanto si era spostato, hanno iniziato a vederla nella zona di Braccagni. «Mi hanno chiamato di nuovo. Io ho fermato la gente in bicicletta, per dire che se avessero avvistato Mimì mi avrebbero dovuto avvertire. Ad un certo punto è arrivata la telefonata di una donna: il cane si era rifugiato nel suo giardino. Dalle foto sembrava proprio lei». Assieme ai volontari di “Adotta un cuore randagio” hanno allestito una gabbia trappola e questa volta Mimì è stata presa.
«L’ho portata in clinica per leggere il microchip e abbiamo avuto la certezza che fosse lei». L’animale non è apparso deperito. Era in buona salute, per nulla spaventato. Adesso sta aspettando la sua famiglia per tornare a casa.