
BAKU – Ci sono appuntamenti importanti che vanno al di là dell’appartenenza a un partito o all’altro. Marco Simiani, onorevole grossetano e capogruppo Pd nella Commissione ambiente alla Camera dei deputati, ha recentemente partecipato alla COP29. Che no, non è un supermercato, ma è la Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui cambiamenti climatici. Si sta concludendo proprio oggi Baku, in Azerbaijan.
Avere un rappresentante locale in un appuntamento di interesse mondiale ci ha dato l’opportunità di gettare dalla Maremma uno sguardo sulle sfide globali che interessano anche il nostro territorio.
Onorevole Simiani, la COP29 di Baku è un appuntamento importante per discutere di cambiamento climatico a livello globale. Qual è stato il suo contributo principale durante questo evento e quali sono le impressioni che si porta a casa da questa esperienza?
Insieme alla delegazione italiana a Baku, abbiamo visitato il Padiglione Italia e avuto modo di confrontarci anche con i negoziatori, funzionari del Ministero dell’Ambiente e delegati impegnati nello stilare l’accordo con tutti i Paesi partecipanti al vertice. Abbiamo partecipato anche all’Unione Interparlamentare, che riunisce parlamentari dei vari paesi del mondo, con i quali abbiamo stilato e condiviso un documento che impegna a rafforzare la cooperazione internazionale, la transizione verde e il sostegno ai Paesi in via di sviluppo.
L’impressione è stata quella di un mondo che riesce ad ascoltarsi in queste grandi occasioni e che oggi è chiamato a dare risposte ancora più concrete rispetto al passato.
A Baku, durante un pranzo con rappresentanti azeri, tra cui il loro ambasciatore in Italia, ho scoperto il loro amore per i vini italiani e proprio il più amato è stato servito a tavola. Era di una cantina di Gavorrano. Questo mi ha fatto pensare che, nonostante i confini e le distanze che vediamo, abitiamo tutti sotto lo stesso cielo e questo ci impone una maggiore cooperazione nell’interesse di tutti.

Durante la COP29 si è parlato molto di finanziamenti per il clima e di come supportare i Paesi più vulnerabili. Secondo lei, quali sono le misure concrete che dovrebbe adottare l’Italia per essere leader in questa transizione e affrontare le sfide climatiche a livello locale?
Credo che in Europa e in Italia possiamo essere i veri leader del riciclo e riuso su tutti i materiali, ma soprattutto possiamo attivare processi industriali di riciclo di materie prime critiche e strategiche, provenienti proprio da processi di economia circolare. Nonché della produzione di energia da fonti rinnovabili. Serve però più attenzione: il governo, anche con il discorso fatto da Giorgia Meloni alla COP29, si conferma più attento alle politiche che guardano ai combustibili fossili. La riduzione delle risorse contro il dissesto idrogeologico, inoltre, mette a serio rischio un Paese che nella quasi totalità della sua superficie è costantemente in pericolo.
In Parlamento, con il PD, ho proposto che ci siano più fondi e più controllo mirato per le azioni a contrasto dei cambiamenti climatici, tramite un’agenzia preposta. Quanto successo in Spagna prima, ma anche in Emilia, in Toscana e nel Catanese poi, dovrebbe farci riflettere.
Guardando all’Italia e alla Maremma, quali pensa siano le principali emergenze climatiche che dobbiamo affrontare? E come possiamo garantire che le risorse vengano utilizzate in modo efficace per prevenire e gestire eventi estremi come alluvioni o siccità?
Il territorio italiano è per oltre il 90% sottoposto a rischio idrogeologico. Questo significa che sia le campagne che anche le grandi città, soprattutto se sottoposte ad eventi estremi, sono in forte pericolo. Ultimamente questi eventi sono stati più frequenti e sono state le piogge a fare particolarmente paura, ma non pensiamo che un territorio come quello italiano e maremmano siano al sicuro da venti oltremodo forti o dalle frane.
La proposta dell’agenzia per il dissesto idrogeologico fatta in Parlamento significava un passo in avanti verso la destinazione di fondi mirati a interventi fondamentali, per evitare di trovarsi sempre ad agire costantemente in clima di emergenza, a danno avvenuto. La disattenzione del governo sul tema mi ha colpito. Alla COP29 si discute di un documento che vuole aumentare attenzione e fondi a contrasto del cambiamento climatico, fare marcia indietro in casa propria sarebbe un controsenso, non trova?
In questi anni a livello globale è cambiato qualcosa? Chi sono i Paesi che si stanno impegnando e quali invece ancora devono fare molto?
Le emissioni di CO2 purtroppo sono globalmente in aumento. Siamo a oltre 41 miliardi di tonnellate. Nel rapporto del Global Carbon Project, circolato anche alla COP29, è addirittura previsto un ulteriore aumento della CO2 prodotta. Il rapporto ci dice che il 32% dell’aumento delle emissioni globali di CO2 sarà dovuto alla Cina (+0,2% su base annua), il 13% agli Stati Uniti (-0,6%), l’8% all’India (+4,6%), il 7% all’Unione europea (-3,8%), e il 38% al resto del mondo (+1,1%).
Nonostante l’Europa stia facendo la sua parte, purtroppo, non basta e serve maggiore impegno anche da parte dei Paesi più grandi e popolosi della Terra.
Infine, quale messaggio vorrebbe lanciare ai cittadini italiani, soprattutto alle giovani generazioni, per spronarli a essere parte attiva nella battaglia contro il cambiamento climatico?
Il documento che abbiamo stilato e condiviso con l’Unione Interparlamentare alla COP29 prevede anche un maggiore impegno a coinvolgere cittadini e società civile, rendendo tutti parte attiva nell’azione per il clima. Credo che ognuno possa fare la sua parte a partire dalle piccole cose. Credo ci sia una generazione di giovani che è pronta già oggi a fare meglio di quanto non abbiano mai fatto le generazioni precedenti in temi ambientali.
Per quello che possiamo, dobbiamo impegnarci tutti a riconsegnare al domani un mondo che sia almeno un poco migliore rispetto a quello che abbiamo trovato. Questo non è un compito impossibile, ma serve un serio impegno di tutti