
GROSSETO – «Il Cemivet, che nei suoi anni gloriosi contava fino a seicento animali tra muli e cavalli, oggi di fatto è stato svuotato di ogni sua funzione di allevamento e rifornimenti quadrupedi per la forza armata, per diventare il luogo di fine vita dei cavalli dismessi e dimenticati dai cavalieri perché non più utili alle gare e al loro portafoglio personale» a parlare è un medico veterinario, Stefano Rossi, che nei giorni scorsi ha partecipato ad un convegno sul benessere del cavallo svoltosi al Centro militare veterinario.
Rossi parla di «un torto subito dalla matrigna Forza armata che ha preferito il Centro militare di equitazione di Montelibretti ai 540 ettari e 150 anni di storia del “deposito”. Montelibretti non ha gli spazi del Centro militare veterinario atti a garantire la separazione delle fattrici e puledri dai cavalli che frequentano concorsi anche internazionali, spazi necessari per un distanziamento sanitario che scongiuri malattie infettive e focolai epidemiologici».
«Le fattrici trasferite da Grosseto a Montelibretti vivono al pascolo senza ricoveri idonei e con le scuderie in legno appena costruite, nonché prive delle autorizzazioni sanitarie necessarie all’allevamento. E mentre al Cemivet si organizzano convegni palliativi come le cure del fine vita, a Montelibretti si fanno affari con scuderie private che installano telecamere davanti ai box dei loro cavalli per controllare che i militari facciano bene il loro lavoro» conclude la nota.