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Guerra Ucraina, il racconto di Viktoriya: «Morti due amici, i miei genitori vivono ancora lì»

Da 20 anni Viktoriya Pshenychnya vive a Follonica con la sua famiglia ma è originaria di Poltava, una delle maggiori città ucraine che si trovano fra Kiev e il fronte della guerra

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Guerra Ucraina, il racconto di Viktoriya: «Morti due amici, i miei genitori vivono ancora lì»
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FOLLONICA – Due le orbite che il pianeta terra ha compiuto intorno al sole. In questo percorso, che supera i 924 milioni di chilometri, la guerra in Ucraina non è mai cessata. In questo percorso, lungo due anni e partito con l’annuncio della cosiddetta “operazione militare speciale” da parte di Vladimir Putin il 24 febbraio 2022, sono disseminate centinaia di migliaia di vittime. Ma anche milioni di rifugiati ucraini.

Alcuni di loro hanno raggiunto la Maremma, altri sono stati aiutati, insieme a tutti quelli che sono voluti rimanere nel proprio Paese, dal cuore dei maremmani che hanno inviato verso l’est europa molti aiuti.

In Maremma risiede ormai da anni anche una nutrita comunità ucraina, che già dalle prime ore della guerra si era messa in moto per sostenere gli amici e i parenti in madrepatria. Tra le persone che più si sono date da fare, organizzando anche mercatini di raccolta fondi, c’è Viktoriya Pshenychnya (nella foto insieme alla sua famiglia). «Alcune città in Ucraina sono dilaniate, ci sono tantissimi morti. Molti giovani sono rimasti invalidi»

Viktoriya vive a Follonica da 20 anni con la sua famiglia ma è originaria di Poltava, una delle maggiori città ucraine che si trovano fra Kiev e il fronte della guerra. Nella sua città natale sono rimasti i genitori, i parenti e molti amici. Con le persone rimaste nella sua città di origine c’è un contatto costante. «Da Poltava mi arrivano numerosi resoconti di vita quotidiana – dice Viktoriya -. Le persone hanno vissuto questi due anni con paura e angoscia costanti. Sono stanchi e terrorizzati».

«Quando chiamo a casa domando sempre come affrontino le giornate – racconta la donna -. Oramai la paura è entrata nelle loro ossa e cercano di conviverci. Quando sentono le sirene arrivano droni e razzi, se nei primi periodi c’era fretta di nascondersi nei rifugi adesso a vincere è il senso di scoraggiamento».

In un tempo di guerra che non sembra non finire più, la paura si è trasformata anche in rassegnazione. «Nei primi tempi della guerra a ogni allarme, ce ne fossero stati anche 30 e tutti di notte, tutti uscivano dalle case con anziani e animali al seguito per ripararsi – racconta Viktoriya – Ora nessuno va da nessuna parte, non ce la fanno più, né moralmente né fisicamente».

«Alcuni militari hanno sconsigliato di rifugiarsi in molti dei posti ritenuti prima sicuri – prosegue -. Alcune bombe che sono state dirette verso le nostre città possono trasformare alcuni rifugi in tombe. Spesso quindi, molti cittadini fanno prima a rimanere in casa cercando di rifugiarsi tra mura portanti piuttosto che scendere nelle cantine».

La morte dei due amici e le città invase dai profughi e invalidi di guerra

Gli aiuti dagli Usa e dall’Europa sono stati fondamentali. «Senza di loro non saremo andati avanti – dice Viktoriya -. In Ucraina stanno iniziando a fabbricare anche nuovi droni, che si sono rivelati molto utili nel conflitto e grazie ai quali l’Ucraina è riuscita a infliggere duri colpi alla Russia. Questa guerra però ha inflitto duri colpi anche alla popolazione ucraina. «Ultimamente i russi hanno preso campo – dice Viktoriya – recentemente hanno conquistato Avdiivka, la porta per Donetsk».

«In questi due anni, purtroppo, ho perso anche due amici – racconta Viktoriya – Si parla di numerosi morti, sembra siano tra 300 e 400mila le perdite tra i soldati russi, ma in Russia nessuno sembra protestare. Le perdite tra i soldati ucraini, che combattono per difendere la patria, sono circa 100mila».

Poltava è una città vicina al fronte e non lontana dalla frontiera russa. Una delle prime a vedere attraverso gli occhi dei propri abitanti le conseguenze del conflitto. «Poltava rimane tra le città più aggredite – racconta la donna – è piena di profughi, persone che hanno perso tutto. Mi rimane difficile anche solo pensare come possano rifarsi una vita. Nelle città ucraine ci sono anche molti ragazzi rimasti invalidi, tornati dal fronte o feriti durante in bombardamenti».

«Cerchiamo in ogni modo di difendere la nostra patria – conclude Viktoriya – ma è sempre molto difficile fare i conti con una guerra che sembra non finire mai. Per vedere i suoi risultati basta andare nel cimitero di Poltava, dove ogni giorno sventola sempre qualche bandiera in più. Probabilmente quella di qualche giovane che ha dato la vita per la sua Ucraina».

Federico Catocci
26 Febbraio 2024 alle 12:46
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