
GROSSETO – «Siamo profondamente sconcertati dalle parole del primo cittadino di Grosseto e preoccupati per la proposta di legge di iniziativa popolare volta alla modifica dell’articolo 14 della legge 194/78 che disciplina l’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza)» a dirlo il Collettivə autonomə queer Grosseto.
«Oltre a ribadire quanto il diritto ad un aborto libero, garantito e sicuro sia ancora un orizzonte da realizzare in molte zone del nostro paese, vorremmo puntare i riflettori su una questione: la disumanità di ciò che provocherebbe la modifica dell’art. 14».
«Si introdurrebbe un gesto pesantissimo: quello dell’obbligo dell’auscultazione del battito del feto. Un gesto di una violenza psicologica inaudita, volta a rendere l’ivg una pratica sempre più ostile alle donne che decidono di avvalersene – continua il Cantiere queer arci aps -. Come se non bastassero le centinaia di medici obiettori che in alcuni territori sono la maggioranza. Come se non bastasse la cultura patriarcale a voler ancora oggi relegare la donna a ruoli subalterni o a ruoli obbligati di cura e di angelo del focolare».
«Non si tratta di consapevolezza, signor sindaco, si tratta di rendere, nei fatti, l’interruzione di gravidanza una pratica sicura e garantita, il meno dolorosa possibile, possibile da effettuarsi in tutto il territorio nazionale e slegata da bioetiche di stampo catto-reazionario, che poco hanno a che vedere con il principio di laicità della cosa pubblica».
«Si tratta poi di lavorare in modo capillare sulla prevenzione, e garantire presidi di consultorio e ambulatorio mts/ginecologico ovunque, anche nelle piccole comunità, e invece si sceglie di dismettere i pochi presidi ancora attivi. Queste dovrebbero essere, secondo noi, le priorità da mettere in atto in merito al diritto di abortire. Siamo stanchi di questi attacchi alla legge 194/78. Aborto sicuro garantito ovunque!» conclude la nota.