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In dieci anni a Grosseto gli imprenditori stranieri sono aumentati del 40%

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In dieci anni a Grosseto gli imprenditori stranieri sono aumentati del 40%
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GROSSETO – +39,2% dal 2011 al 2021, +5,4% rispetto al 2020. Aumentano anche in Maremma gli imprenditori immigrati, ossia gli stranieri che hanno aperto un’impresa nella nostra provincia. Se in Toscana gli imprenditori immigrati sono 68.442 con un’incidenza del 12,9%, in Maremma sono 3.229, con un’incidenza del 8,7%. I contribuenti nati all’estro in Toscana sono 329.794, a Grosseto 17.830.

E sono in ripresa più in generale anche gli ingressi per lavoro. A dirlo il Rapporto annuale 2022 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa.

tabelle immigrati

Dopo le chiusure del 2020, nel 2021 tornano a crescere i permessi di soggiorno rilasciati in Italia: 274 mila, più del doppio dell’anno precedente. In ripresa, soprattutto, gli ingressi per lavoro, passati da 10 mila a oltre 50 mila e pari al 18,5% dei permessi totali.

Tuttavia, il primo canale di ingresso per gli immigrati in Italia è il ricongiungimento familiare (44% dei nuovi permessi). Gli ingressi per lavoro in Italia (8,5 ogni 10.000 abitanti) rimangono a un livello molto più basso rispetto alla media Ue (29,8). Gli stranieri residenti in Italia sono oggi stabili a quota 5,2 milioni, l’8,8% della popolazione.

tabelle immigrati

Lavoratori stranieri penalizzati dal Covid. Gli occupati stranieri nel 2021 sono 2,26 milioni, pari al 10% del totale. Il tasso di occupazione, calato bruscamente nel 2020, rimane più basso di quello degli italiani (57,8% stranieri, 58,3% italiani). Mercato del lavoro “complementare”. Tra gli italiani, il 37,5% svolge attività qualificate e tecniche, contro il 7,8% degli stranieri. Al contrario, i lavoratori non qualificati sono l’8,5% tra gli italiani e il 31,7% tra gli stranieri. Nonostante la concentrazione in fasce medio-basse, i lavoratori immigrati producono 144 miliardi di Valore Aggiunto, dando un contributo al PIL pari al 9%. L’incidenza sul PIL aumenta sensibilmente in Agricoltura (17,9%), Ristorazione (16,9%) ed Edilizia (16,3%).

Imprenditoria immigrata in continua espansione. Continua l’aumento degli imprenditori immigrati, pari al 10% del totale. In dieci anni (2011-21), gli immigrati sono cresciuti (+31,6%) mentre gli italiani sono diminuiti (-8,6%). Incidenza più alta al Centro-Nord e nei settori di Costruzioni, Commercio e Ristorazione. Impatto fiscale ancora attivo. Nonostante la pandemia abbia determinato un calo nei redditi dichiarati da contribuenti immigrati (-4,3%), il saldo tra il gettito fiscale e contributivo (entrate, 28,2 miliardi) e la spesa pubblica per i servizi di welfare (uscite, 26,8 miliardi) rimane attivo per +1,4 miliardi di euro.

Gli immigrati, prevalentemente in età lavorativa, hanno infatti un basso impatto sulle principali voci di spesa pubblica come sanità e pensioni. Donne e giovani, capitale umano inutilizzato. Per tornare ai livelli occupazionali pre-covid, l’Italia avrebbe bisogno di circa 534 mila lavoratori. Considerando l’attuale presenza straniera per settore, il fabbisogno di manodopera straniera sarebbe di circa 80 mila unità. La restante quota di lavoratori potrebbe arrivare valorizzando donne e giovani.

Il tasso di occupazione femminile in Italia è il più basso d’Europa dopo quello della Grecia. Per eguagliare la media europea dovrebbero entrare nel mercato del lavoro 1,2 milioni di donne. Il 40% delle donne inattive non lavora per gestire la casa, i figli o gli anziani. Potenziare i servizi di cura creerebbe posti di lavoro e consentirebbe l’inserimento delle donne nel mercato. Tra i giovani, 1 su 4 non studia e non lavora. Le poche opportunità portano alla fuga dei giovani verso l’estero: quasi 400 mila negli ultimi dieci anni, in buona parte laureati.

Barbara Farnetani
15 Novembre 2022 alle 8:47
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