
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – La voglia di ritornare alle abitudini paesane ordinarie senza rumori io la chiamo “voglia di mare zitto”. Quando si arriva a fine agosto si comincia a desiderare il cambiamento, la calura continua che non lascia respirare neanche la notte ci spinge a desiderare un po’ di requiem. È così da sempre.
Avevo più o meno sette o otto anni quando un pomeriggio di fine estate che il termometro ancora non era sceso sotto i 25 gradi, decisi che era arrivato il momento di dire basta a tutti i rumori belli e brutti dell’estate e pensai che la soluzione migliore sarebbe stata quella di fare un balzo in avanti nel tempo!
Così cercai il cardigan verde di lana che mi aveva regalato a febbraio zia Beppina e lo indossai sopra la camicia anch’essa a maniche lunghe. Mi guardai allo specchio e mi trovai interessante con quel verde smeraldo a cui facevano da contrasto i bottoni di legno marrone chiaro e l’abbronzatura marcata.
Non mi importava sentire che il sudore mi faceva “odorare” di anatra bagnata.
Avevo deciso e uscii di casa vestito in maniera “inusuale” per il periodo, “vestito da ricovero alla neuro” tanto ero fuori luogo.
Presi la via del lungomare e arrivato all’altezza del Miramare avevo già collezionato una ventina di sguardi che oscillavano dal divertito al fortemente preoccupato per il mio stato di salute mentale. Continuai imperterrito sotto quel sole cocente.
Arrivato al Faro il sudore mi aveva ridotto come uno che sotto un acquazzone si è avventurato fuori senza ombrello. Vedendo le facce degli amici, stupiti, increduli e esterrefatti mi resi conto che avevo raggiunto il Guinness dei primati della stupidità.
Non dissi una parola per non peggiorare la situazione.
Mi sbottonai il golf e lo appoggiai sul muretto mi tolsi la camicia, mi avvicinai alla battigia, calai i pantaloni e mi gettai in acqua in mutande felice di essere tornato in coerenza con il tempo.
Per il mare zitto era ancora presto.