Chiesa

Il Vescovo conferisce il diaconato al giovante frate Luca Bruno

Funerali ciclisti

GROSSETO – Nel pomeriggio di domenica 25 settembre il vescovo Giovanni sarà nella parrocchia cittadina di Santa Lucia, dove alle 18 presiederà la Messa durante la quale conferirà il ministero del Diaconato al frate cappuccino Luca Bruno.

La Messa, concelebrata dal ministro provinciale dei Cappuccini della Toscana, fra Valerio Mauro, dai frati che prestano servizio nella parrocchia di Barbanella, da alcuni confratelli che giungeranno da Firenze e da alcuni sacerdoti diocesani, vedrà il servizio all’altare dei seminaristi della Diocesi assieme ai giovani frati. L’animazione liturgica sarà curata dai ragazzi della Gioventù Francescana.

Fra Luca Bruno, 41 anni, è entrato in noviziato nel 2014 e nel 2020 ha emesso la Professione perpetua dei voti di povertà, castità e obbedienza e ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso la facoltà teologica dell’Italia centrale. Attualmente risiede nel convento dei Cappuccini a San Casciano Val di Pesa, ma ha avuto modo, durante l’estate, di entrare in relazione con la comunità di Santa Lucia, dove per quindici giorni ha condiviso il servizio al Grest assieme ad alcuni terziari francescani e ai giovani della Gifra. Questo gli ha permesso di conoscere l’ambiente ed è per questo che il vescovo Giovanni, anch’egli cappuccino, dinanzi alla richiesta del Provinciale di essere lui a conferire il diaconato a fra’ Luca, ha proposto che il rito avvenisse a Grosseto.

“Vuol essere un segno – dice il Vescovo – della multiforme diaconia della Chiesa, che si esprime nei diversi carismi che la arricchiscono da sempre. In questi ultimi due anni abbiamo avuto il dono di poter avere, in Diocesi, l’ordinazione sacerdotale di due frati minori, che attualmente esercitano il loro ministero nella parrocchia di San Francesco, e domenica avremo questo ulteriore dono di fr. Luca, che seppure non opera in questa Diocesi, è figlio dell’unica Chiesa di Cristo sparsa nel mondo. Mi auguro che questi segni facciano germinare domande a tanti giovani, che si interrogano sulla loro vita”.

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