Sindacati

Crisi polo chimico, i sindacati: «La Venator chiude un’altra linea di produzione. Vogliamo essere coinvolti»

Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono più attenzione da parte dell’azienda: «La crisi ha impatto su tutto il territorio, per questo è fondamentale un coinvolgimento concreto delle parti in causa»

Venator 2002

SCARLINO – Le organizzazioni sindacali tornano sulla situazione della Venator, dopo che si apprende della chiusura di un’altra linea di produzione. “Abbiamo sempre evidenziato – dicono i segretari generali di Cgil Monica Pagni, Cisl Katiuscia Biliotti, Uil Federico Capponi e il vice segretario di Ugl Fabio Bogi – che i problemi della Venator si estendono a tutto il polo chimico dell’area del Casone e oltre, a partire dalle ricadute sulla Solmine, passando per l’indotto meccanico, edilizio e dei servizi, fino ad arrivare all’attività estrattiva del marmo del nord della Toscana. Per questo motivo siamo stati promotori dell’apertura di un tavolo istituzionale di livello regionale che fosse in grado, con la partecipazione di tutti, di affrontare la complessità”.

“Ci preoccupa quindi – continuano Cgil, Cisl, Uil e Ugl – l’atteggiamento dell’azienda che, in occasione dell’incontro di mercoledì scorso in Regione, non ha fatto nessuna menzione dell’intenzione di ridurre l’attività con la chiusura di un’ulteriore linea di produzione dell’impianto di Scarlino, a soli due giorni di distanza”.

Le organizzazioni sindacali sottolineano, dunque, che: “Per quanto le intenzioni di Venator possano essere indotte da buone motivazioni, non è accettabile che l’azienda continui ad interloquire solo con la Rsu aziendale, come se il problema riguardasse la sola produzione del biossido di titanio e non l’intero ciclo produttivo che, come già detto, coinvolge molti altri livelli e ambiti, come trasporti, imprese di pulizia, mense dove sono impiegate molte persone”.

In questa fase delicatissima le organizzazioni sindacali ricordano come “… ci siamo impegnate a mantenere un atteggiamento responsabile e costruttivo, considerato anche una parte dell’indotto non beneficia neppure degli ammortizzatori sociali ordinari. Invitiamo l’azienda, in occasione delle decisioni che possono comportare ricadute su questo livello di complessità, a confrontarsi quantomeno anche con le confederazioni rappresentative della propria Rsu aziendale e con le categorie firmatarie del contratto collettivo nazionale applicato. Come confederazioni pretendiamo di essere sempre aggiornati sugli sviluppi della vicenda Venator, che potrebbe aprire scenari di una pesante crisi industriale per tutta la provincia di Grosseto. Non possiamo essere chiamati in causa solo nel momento della crisi. Si rende dunque assolutamente necessario che si concretizzi un progetto che garantisca continuità occupazionale produttiva e definitiva così come espresso da tutte le parti in causa, azienda, Istituzioni e politica”.

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