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Castiglione della pescaia

Al Museo di Vetulonia la mostra evento “A tempo di danza. In armonia, grazia e bellezza”

presentazione "A tempo di danza"

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – Presentata alla stampa questa mattina, mercoledì 22 giugno, dalla sindaca di Castiglione della Pescaia Elena Nappi, che segue in prima persona le politiche culturali del Comune costiero, la mostra evento 2022 del Museo civico archeologico Isidoro Falchi di Vetulonia, dal titolo: “A tempo di danza. In armonia, grazia e bellezza”.

Il sottotitolo spiega ancora meglio quanto di eccezionale sia approdato anche quest’anno nella frazione castiglionese e rimarrà visibile per tutta l’estate e nel periodo autunnale: ”Dalle meraviglie del Museo archeologico nazionale di Napoli alle opere di Antonio Canova, “figlie del cuore”.

«Un evento espositivo a tema archeologico-artistico, di respiro internazionale, senza precedenti – anticipa Nappi all’interno del Lucerna Art Gallery della cittadina costiera dove si è svolta la conferenza stampa – che intende offrire alla vista e al godimento del vasto pubblico di studiosi e appassionati una selezione di capolavori di fama mondiale concessi in prestito dal principale Museo archeologico d’Italia, il MANN di Napoli, e dalla celeberrima Accademia delle belle arti di Carrara, grazie alla loro collaborazione venerdì 1° luglio si apriranno le porte anche al Maestro Antonio Canova, di cui i maggiori istituti di cultura italiani ed esteri si apprestano a celebrare il bicentenario dalla morte».

«Il tema dell’esposizione 2022 – dichiara Simona Rafanelli, direttore scientifico del Museo civico archeologico Isidoro Falchi di Vetulonia – è rappresentato dalla danza e in particolare dalla declinazione al femminile di questa straordinaria arte performativa, trait d’unione di una narrazione capace di attraversare, grazie al rapporto privilegiato fra le movenze del corpo femminile e i concetti di armonia, grazia e bellezza. Uno spazio temporale infinito, magnificamente iconizzato all’interno del percorso espositvo dalle più alte espressioni dell’arte plastica romana in bronzo e in marmo, testimoniate dalle domus vesuviane o confluite nella collezione Farnese, fino ai capolavori cui il genio di Antonio Canova, debitore al mondo antico dell’eterno rapimento nell’estasi della bellezza tradotta magistralmente nei fluidi movimenti del corpo delle sue eteree ballerine, che ha saputo dar forma nel sommo delicato equilibrio fra nuova classicità e romanticismo»

«Opere d’arte uniche al mondo – aggiunge con orgoglio ed entusiasmo la prima cittadina di Castiglione della Pescaia – uscite per la prima volta in Italia dal Museo archeologico Nazionale di Napoli, varcheranno la soglia del MuVet e assurgeranno al ruolo di ospiti d’onore della Mostra-Evento 2022, fiore consueto all’occhiello dell’estate culturale castiglionese. E potranno essere ammirate all’interno di un contesto allestitivo scenografico di eccezione, ricreato appositamente nelle sale espositive del museo allo scopo di esaltarne per intero l’ineffabile bellezza».

«Lo spazio interattivo allestito nella mostra del museo di Vetulonia – afferma soddisfatta la sindaca Nappi – diventerà inoltre palcoscenico dei tanti appuntamenti culturali a tutto tondo, dilatati fra danza, musica, letteratura e poesia, che il comune si accinge ad allestire insieme al direttore e allo staff del museo vetuloniese. Uno posto concepito per porre in contatto artisti e visitatori, spettacoli e pubblico, atto a celebrare le innumerevoli “ricorrenze culturali” che l’anno 2022 sembra recare con sé».

Svelando l’identità dei protagonisti di questo nuovo racconto espositivo, i visitatori del MuVet potranno incantarsi, incontrandole, di fronte alla più bella delle cinque danzatrici restituite dalla Villa dei Papiri di Ercolano ed alla Venere accosciata della collezione Farnese, due vertici assoluti della scultura in bronzo e in marmo conservata ed esposta al Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN), cui fanno da magico contrappunto, fra antico e moderno, due capolavori canoviani in gesso, la danzatrice con il dorso delle mani poggiato sui fianchi e la Venere Italica, entrambe custodite nell’Accademia delle belle arti di Carrara. Un percorso intrecciato fra danza e bellezza, arricchito da una selezione di affreschi a tema provenienti dall’area vesuviana e da una scelta di gemme della collezione Farnese, concessi in prestito anch’essi dal MANN. Ad aggiungere una nota di ancor maggior fascino sarà la sorprendente presenza di una “mostra nella mostra”, con l’esposizione di undici foto-quadro di Luigi Spina, il più grande fotografo di antichità del momento.

«Seguendo le diverse tappe che segnano il percorso preparatorio dell’allestimento di questa mostra – rivela Elena Nappi – ho avuto sin dall’inizio la sensazione, divenuta certezza con il passare dei giorni, di trovarmi di fronte a qualcosa di unico e di eccezionale, che nel mio primo anno di mandato come sindaca mi sento fiera e felice di poter inaugurare, tagliando il nastro di un appuntamento che riuscirà a portare a Vetulonia nei prossimi mesi un pubblico in crescita costante di “addetti ai lavori” e di appassionati di archeologia e di arte, sia italiani che stranieri».

«Quella allestita al MuVet – sostiene Nappi – è una mostra dal grande valore culturale, artistico e storico, che contribuirà a segnare in positivo questa nostra epoca. Le opere giunte in prestito, che vanno ad arricchire in maniera esponenziale il patrimonio culturale custodito nel Museo vetuloniese, hanno permesso di creare un nuovo percorso di visita degno di competere con quelli dei grandi musei italiani ed esteri, ma il messaggio che mi preme far passare come prima cittadina è anche quello che l’arte e la cultura tutta diventino, in un periodo storico così tormentato, veicoli e strumenti di armonia e di pace, determinanti per annullare l’odio e la violenza fra i popoli e la distruzione di quanto nella storia essi sono stati capaci di produrre, in una parola della bellezza».

«Il Museo Falchi – conclude Elena Nappi – desidera infine unirsi al coro di quanti e ben maggiori attori culturali intendano rendere omaggio ad Antonio Canova, nell’anno in cui tutto il mondo dell’arte vuole ricordare i duecento anni dalla morte del più grande fra i maestri del Neoclassicismo. Un artista, sulla cui scia e sotto il cui segno sia possibile auspicare la conciliazione di ogni crudele conflitto, la cancellazione di ogni differenza ed evocare quella pace che le diplomazie internazionali siano in grado di tessere per la salvezza di tutti i cittadini del mondo».

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