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Politica

«Ripartiamo dai territori». Termine lancia il nuovo percorso: «Sì alla forze civiche, no all’accozzaglia con le destre»

Giacomo Termine

GROSSETO – Confronto in casa PD ieri sera. Sul tavolo le recenti amministrative e l’analisi del voto. Il partito democratico non è riuscito a fare nessun ribaltone: da una parte ci sono state le sconfitte di Manciano e Pitigliano e dall’altra il pasticcio di Campagnatico che ha portato all’esclusione della lista guidata da Giancarlo Bastianini.

Temi che sono stati affrontati dalla direzione provinciale del partito partendo dalla relazione del segretario Giacomo Termine.

«Nella zona sud della provincia – spiega Termine – c’è bisogno di costruire il partito dentro la comunità locale e territoriale. In pochissime aree siamo strutturati e non c’è una visione complessiva di zona. Il dato emergente è anche quello per cui, oltre ad essere troppo autoreferenziali, si assiste ad una promiscuità di apparentamenti nei vari comuni che hanno logiche personali più che politico identitarie, determinando così una linea politica ambigua e contraddittoria».

Che cosa può fare allora il Pd? «La nostra ambizione non è quella di governare i territori con mere alchimie aritmetiche, ma quella di portare una visione locale di sviluppo del territorio riscuotendo la fiducia dei cittadini».

Insomma non alleanze a tutti i costi? «Non possiamo nasconderci dietro ad alleanze con il centrodestra camuffate da coalizioni civiche. A Pitigliano per esempio, dove abbiamo perso per un pugno di voti, ma abbiamo costruito un gruppo coeso e solido. Non siamo riusciti a trovare una sintesi con l’attuale sindaco Gentili anche perché lo stesso Gentili non voleva fare un accordo con noi. Mi spiego meglio: lui voleva fare un accordo con tutti, non era interessato al Pd e a quello che è la nostra visione, ma solo ad avere un sostegno in più. L’unica volta che ha preso parte ad un progetto del centro sinistra lo ha fatto con le elezioni provinciali, a titolo personale e dividendo i voti dei consiglieri fra Limatola e Casamenti».

E allora quali sono le alleanze possibili, visto che il rischio è quello di isolarsi? «Oltre a puntare sull’unità del nostro fronte politico noi dobbiamo puntare sull’apertura alla società locale e al mondo più vicino alle sensibilità del centro sinistra; questo è essenziale per costruire un progetto largo e radicato in ogni frazione. Solo così possiamo essere rappresentativi dei sentimenti del territorio».

Quali sono gli errori che secondo lei sono stati commessi questa volta? «Non possiamo fare un discorso generale, ma bisogna prendere le singole situazioni. Di Pitigliano ho già detto: abbiamo scelto di rispondere anche alle istanze che ci arrivavano dalla popolazione e infatti per quasi metà non ha votato il sindaco uscente. Gentili si è mostrato molto debole, la pandemia ha rafforzato il legame delle amministrazioni con i cittadini. Chi non governava è rimasto a fare le videoconferenze. Nonostante questo abbiamo assistito ad una partita molto aperta. A Manciano invece dobbiamo dire che non siamo riusciti a comprendere fino in fondo quello che era il sentimento della comunità: noi pensavamo che fosse meno in sintonia con l’amministrazione uscente e invece non siamo riusciti a interpretare bene questa situazione. Ci lavoreremo per migliorare e per aprirsi come detto, di più alla società civile. Ripartiamo con questo mantra, partendo da una ricostruzione del partito al livello territoriale, frazione per frazione. A Campagnatico, al di la del problema di Bastianini, su cui nessuno poteva sapere la sua situazione con un casellario giudiziale intonso, c’era bisogno di trovare prima una soluzione. Il vero dato negativo è che nessuno si è voluto spendere al livello locale con una candidatura. Quello che posso dire però è che abbiamo dato vita ad un gruppo “Campagnatico Futura” che sicuramente nei prossimi anni si impegnerà sul territorio e getterà le basi per essere più presenti e costruire un progetto nuovo, insieme ad un nascente Pd locale. Se prima eravamo assenti ora si gettano le.basi per una ricostruzione. L’alternativa di fare un accordo con Grisanti avrebbe “rotto” questo nuovo gruppo e, come detto in precedenza, non rientra nei nostri piani. Noi vogliamo un partito largo, ma non possiamo fare accordi con le destre tanto per vincere. Poteva essere ipotizzabile solo se ci fossero state 2 o 3 persone locali disponibili a fare una patto civico e quindi a candidarsi. Anche in questo caso non ci sono state le condizioni politiche e personali. Un accordo senza questo elemento avrebbe determinato solo un sostengo ad un candidato di FdI e Lega (Pesucci era sostenuto da Forza Italia, ndr)».

E il futuro? Nel 2023 si vota anche a Gavorrano e Monte Argentario, oltre che a Magliano in Toscana e Castell’Azzara, che farete? «Sono comuni importanti, vogliamo consolidare le esperienze di governo a Gavorrano e all’Argentario e provare a fare risultato negli altri due comuni dove Cinelli e Coppi (sindaci commissariati, ndr) hanno fallito. Le persone d’ordine sono apertura alla società civile e capillarità territoriale».

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