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Politica

Amministrative, Pizzuti: «Necessario ripensare la politica e i criteri di rappresentanza»

Valerio Pizzuti

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GROSSETO - «C'è un'altra Italia che sta ricercando nuove forme di rappresentanza che siano utili alla comunità e soprattutto che siano formate da persone capaci di rimanere in sintonia con i cittadini». A dirlo è il consigliere comunale Valerio Pizzuti (Italia Viva).

«Nelle elezioni dei sindaci, leggendo i risultati, sono evidenti gli effetti di un grave malessere. Sempre di più assistiamo a vere frantumazioni dell'elettorato in genere divisi in tre parti: due tra gli schieramenti e una con coloro che non votano. Queste divisioni determinano un tessuto sociale non dialogante perché in gran parte sfiduciato. Avere questo status in un momento in cui il Paese è attraversato da crisi profonde toglie forza e capacità di resistenza e ripartenza».

«I risultati elettorali di Campagnatico, Pitigliano e Manciano sono il frutto di questo stato di cose, ma anche la crisi di Magliano in Toscana ne è la rappresentazione. Il giudizio su Diego Cinelli è negativo, espresso innanzitutto dai componenti della sua maggioranza. Ed essendo un fenomeno interno, la valutazione è proprio sulla sua capacità di governo. Tornare a chiedere un giudizio ai cittadini seguendo le stesse logiche che hanno causato questa grave crisi sarebbe da stupidi».

«Ormai, infatti, i partiti cosiddetti tradizionali vivono una involuzione apparentemente irreversibile non perché la forma partito sia superata, ma a causa dell'incapacità evidente di comprensione del cambiamento sociale e della mancanza di rapporto con la popolazione. L'autoreferenzialità dei partiti di destra e di sinistra sta provocando un vero dissesto democratico».

«Italia Viva crede che sia necessario aprire una nuova strada ai sistemi e alle modalità per la scelta della rappresentanza. Serve aprirsi a un civismo democratico che superi e faccia incontrare le persone che hanno una visione di progresso che sappiano essere fortemente interconnesse con le proprie comunità e si appassionino alla gestione collettiva».

«I riformisti e i progressisti non sono una categoria. Coloro che muovono borghi e città, attività economiche e associazioni, ricerca e formazione sono la pancia della società reale spesso emarginata dalla politica, quel centro positivo che noi vorremmo rappresentare. La buona politica passa dalla voglia di percorrere nuove strade senza volontà autoreferenziali e di bandiera».

 

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