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Sanità

Vaiolo delle scimmie: cos’è, come si trasmette, da dove viene e per chi è pericoloso. Il punto con l’infettivologa della Asl

Cesira Nencioni

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GROSSETO – Macule, papule, vescicole, pustole e croste. Sono gli stadi da attraversare per giungere alla guarigione dal vaiolo delle scimmie.

«Questa è una malattia endemica in alcune zone dell'Africa occidentale e del Congo» afferma la dottoressa Cesira Nencioni direttore unità operativa complessa malattie infettive ospedale Misericordia Grosseto.

«I casi che si stanno riscontrando in Europa sono del ceppo dell'Africa occidentale, che ha una mortalità più bassa rispetto a quella del Congo».

Ma perché si chiama Vaiolo delle scimmie?
«Intanto il vaiolo delle scimmie fa parte dello stesso ceppo del vaiolo e della varicella. Il virus fu isolato in un laboratorio danese nel 1958, su una scimmia, appunto, mentre per il primo caso umano c'è da attendere il 1970, e fu riscontrato su un bambino. Si tratta di una malattia ancora endemica in alcuni paesi, quindi non è mai scomparso. Quello che ci fa preoccupare è trovare dei focolai fuori dai luoghi in cui è solitamente diffuso, come sta avvenendo alle Canarie o in Spagna».

Come si trasmette?
«Si trasmette con il contatto stretto: tramite rapporti sessuali, in famiglia, ma anche con i grandi assembramenti di gente: penso a concerti, fiere, grandi eventi. La trasmissione avviene con i fluidi corporei, attraverso le vescicole ma anche per via aerea, sebbene da contatto ravvicinato».

Quali sono i sintomi?
«Le eruzioni cutanee, e, in alcuni casi, febbre, mal di schiena, linfonodi ingrossati (all'inguine, al collo...), dolori muscolari, mal di testa. Sintomi che non sempre si riscontrano».

Come vi state preparando?
«Purtroppo sembra di vedere un film già visto. L'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità, si sta già muovendo. Intanto il protocollo da seguire è simile a quello del Covid sia come protezione per i sanitari, sia come tracciamento, con in più che l'incubazione può durare dai sei sino ai 21 giorni, ed è dunque molto lunga».

In Italia, sino a qualche anno fa, si vaccinava contro il vaiolo, anche se era di un altro tipo. Chi ha avuto quei vaccini è coperto anche contro questa variante?
«La vaccinazione contro il vaiolo in Italia è stata sospesa nel 1977 e abrogata nell'81. Dall'86 è stata tolta in tutti i paesi occidentali. Chi ha fatto il vaccino all'epoca ha un'immunità incrociata dalla vaccinazione: ossia essendo i due virus molto simili il sistema immunitario riconosce il vaiolo delle scimmie, sviluppando una risposta immunologica. È un virus particolarmente pericoloso per chi ha un sistema immunitario fragile, per i bambini e per le donne in gravidanza. Però a differenza del Covid questo virus lo conosciamo. Dal 2019 c'è un trattamento specifico contro il vaiolo delle scimmie e dal 2022 anche un farmaco».

Qual è il decorso?
«Al momento non ci sono stati decessi, e questo è molto importante. Il quadro clinico parte con un'eruzione cutanea che progredisce da quelle che sono le macule, papule, vescicole, pustole e infine le croste. Quando cade la crosta è avvenuta la guarigione».

Il consiglio a tutti è, se si hanno dei dubbi, rivolgersi immediatamente al proprio medico, specie se si è stati in paesi dove sono stati riscontrati dei focolai, e segnalare ogni sintomo.

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