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Nuovo allarme

Vaiolo delle scimmie: è in arrivo una nuova epidemia? Ecco cosa sappiamo finora

I primi casi registrati anche in Italia. Ecco di cos'è: sintomi, contagio, mortalità

scimmia

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GROSSETO - Dopo il Covid un nuovo allarme epidermico sta preoccupando l’Europa: parliamo del vaiolo delle scimmie, una malattia che finora non era mai stata trasmessa da un uomo a un altro.

Ad oggi sono almeno otto i Paesi europei che hanno registrato casi di vaiolo delle scimmie negli ultimi giorni. Si tratta di Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Salgono intanto a tre i casi confermati in Italia, i quali sono tutti in carico all'Istituto di malattie infettive Spallanzani di Roma.
L’organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta indagando sui primi episodi cercando di individuare dove e come è avvenuto il contagio.

La malattia è chiamata vaiolo delle scimmie perché scoperta per la prima volta nel 1958 in alcune scimmie da laboratorio. Questa rara patologia ciclicamente presente in numerose zone dell’Africa occidentale e centrale può però colpire anche altri animali, di solito roditori, come topi, scoiattoli, ratti e conigli.

Ma cosa sappiamo finora? Il noto infettivologo genovese Matteo Bassetti in un’intervista rilasciata al quotidiano ligure Ivg ha spiegato che tutti i casi al momento diagnosticati sono stati riscontrati tra uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini. Quello che in questo momento preme di più alla comunità scientifica è individuare rapidamente i casi sospetti, isolarli e risalire rapidamente a tutti i contatti per scongiurare una nuova epidemia.

Si tratta in ogni caso di un vaiolo minore con una sintomatologia più lieve del vaiolo tradizionale. «Il vaiolo delle scimmie – ha spiegato ancora Bassetti – non è grave e viene generalmente curato entro poche settimane. I sintomi con cui si manifesta sono soprattutto febbre, mal di testa e dolori muscolari e alla schiena. È possibile che in alcuni casi si presenti anche un’eruzione cutanea con caratteristiche simili alla varicella o alla sifilide. La mortalità segnalata negli esseri umani colpiti dal vaiolo delle scimmie si attesta attorno al 10% dei casi diagnosticati, percentuale inferiore al vaiolo classico che solitamente presentava una mortalità del 30% prima di essere debellato».

Per quanto riguarda il contagio, il virologo ha spiegato che la trasmissione animale-uomo è piuttosto rara, così come quello tra uomo e uomo, ma non per questo è impossibile, come appunto si sta riscontrando. «La trasmissione - ha concluso Bassetti - è causata, non solo dal contatto con fluidi corporei del soggetto malato, ma anche dalla condivisione di biancheria e contatto faccia a faccia prolungato».

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