Cronaca

Furti in città, non c’è pace per le chiese: nuovo raid a Cottolengo

Rubati i pc portatili di parroco e vice parroco

Cottolengo

GROSSETO – Sono trascorsi appena quattro giorni dall’ultimo episodio, e quest’oggi un’altra parrocchia è stata presa di mira dai ladri. Stavolta quella del Cottolengo, in via Scansanese, a Grosseto.

I malviventi hanno portato via due computer portatili: quello del parroco, don Gian Paolo Marchetti, e del suo vice, don Stefano Papini. Entrambi i pc erano nei rispettivi uffici dei due sacerdoti, che in quel momento si trovavano a Ribolla per il consueto momento di amicizia e fraternità che il giovedì vede riunirsi, in una parrocchia diversa ogni settimana, i sacerdoti giovani della Diocesi.

Una curiosità: portato via anche lo zainetto del vice parroco, ricordo della Giornata mondiale della gioventù a Panama, mentre sono stati lasciati al loro posto il mouse e il caricatore del computer.

Il furto deve essere stato messo a segno, dunque, in un arco temporale che va dalle 12.30 alle 15, il periodo in cui i due preti si trovavano fuori.

Il ladro (o i ladri) è entrato in chiesa, poi da lì, sfondando (probabilmente a calci) la porta blindata che dal lato sinistro della chiesa immette in sacrestia, ha avuto gioco facile a introdursi nelle stanze parrocchiali adiacenti, dove si trovano, appunto, i due piccoli uffici del parroco e del suo vice, la saletta riunioni e la sala segreteria, dove c’è un computer da tavolo, che non è stato toccato. Così come nulla né di suppellettili sacre, né di altro è stato portato via. Una volta rubati i due portatili, il ladro si è volatilizzato.

Al piano superiore, in canonica, in quel lasso di tempo, c’era l’altro vice parroco, don Enzo Capitani, che però non ha sentito nulla e, dunque, non ha potuto accorgersi di quanto stava accadendo. Se ne sono accorti i due sacerdoti più giovani una volta rientrati da Ribolla.

La chiesa del Cottolengo era già stata attenzionata dai ladri nell’aprile 2020, in pieno lockdown.

In quel caso i ladri erano passati attraverso una finestra socchiusa utilizzando una vecchia scala in legno nei paraggi. Anche in quella circostanza l’episodio avvenne nel dopopranzo e anche allora in canonica era presente don Capitani, che stava riposando nella sua camera. Il ladro aveva frugato nella stanza da dove era entrato, poi si era diretto al piano di sotto nell’ufficio parrocchiale e nello studiolo del parroco, il quale, essendo anche rettore del Seminario, si trovava nella struttura di via Ferrucci, e in quella dell’altro vice parroco, don Stefano Papini, in quel momento assente per assolvere ad un servizio. Il bottino era consistito in una catenina d’oro e in qualche centinaia di euro, in parte risparmi utilizzati per aiutare un giovane in difficoltà economiche, in parte soldi dell’autotassazione dei parrocchiani per contribuire alle ingenti spese della parrocchia per i lavori che hanno interessato la struttura.

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