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Sindacati: Cgil, Cisl e Uil per un modello unico di contrattazione sociale e territoriale

Ferretti, Biliotti e Capponi: «Basta diseguaglianze macroscopiche fra territori contigui, o fra città e piccoli centri. A tutti i cittadini gli stessi servizi con gli stessi standard qualitativi»

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GROSSETO – «Uscire dalle secche della frammentazione delle politiche di welfare e territoriali, per dare risposte anche inedite a vecchi e nuovi problemi cui i cittadini residenti nei territori devono far fronte. Costruendo un modello virtuoso di relazione fra il sindacato confederale e il tessuto delle Autonomie locali, per garantire in modo omogeneo le stesse risposte a ogni Comune della provincia. Nella logica dell’equità, eliminando le disuguaglianze fra comunità contigue territorialmente, ma caratterizzate da differenti livelli dei servizi, diverse scelte su tasse, imposte e tributi, diseguali standard di vivibilità dei contesti urbani e differenze macroscopiche fra le città e i piccoli centri. Soprattutto insediati nelle aree marginali».

«Sin dai prossimi giorni, spiegano i segretari generali Andrea Ferretti, Katiuscia Biliotti e Federico Capponi proporremo agli Enti locali della provincia di avviare un confronto serrato. In coerenza, peraltro, con il protocollo d’intesa sottoscritto da Cgil Cisl e Uil e Anci Toscana e l’analogo protocollo sottoscritto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri».

«Quello che bisogna avere chiaro in testa è che dobbiamo interrompere la traiettoria della diseguaglianza che in questi anni ha acuito le differenze sociali, economiche e di qualità della vita in territori caratterizzati dallo stesso tessuto connettivo nelle diverse comunità».

Per il sindacato confederale il nuovo modello di contrattazione sociale e territoriale si compone di più capitoli, che solo indicativamente in un quadro tassonomico complessivo riguarda, ovviamente, servizi socio sanitari e politiche fiscali, ma anche vivibilità delle città, recupero urbano senza continuare a mangiare nuovo suolo, ciclo dei rifiuti, gestione dei beni comuni, innovazione tecnologica, diritto alla connessione per l’accesso a funzioni e servizi essenziali, quello alla disconnessione per garantire il giusto riposo, riordino istituzionale, monitoraggio del fondo per la non autosufficienza.

L’obiettivo dichiarato è rimettere in moto un intero territorio, superando l’impasse che negli ultimi anni ha causato, fra le altre cose, la ritirata di un’istituzione di area vasta come la Provincia. «Perché per noi il pubblico, nelle sue diverse articolazioni istituzionali, deve tornare a garantire i diritti, l’universalità dei servizi e la parità di accesso ad essi. Dopo che l’emergenza Covid ha reso evidente che anche per le prestazioni sociali dovrebbero essere definiti i livelli essenziali dentro un sistema di protezione sociale pubblico ed universalistico. Considerato che le fragilità del sistema, purtroppo, nel momento del massimo bisogno si sono esasperate, penalizzando proprio le fasce più deboli ed esposte nella popolazione».

«Naturalmente, questo tipo di contrattazione “a tutto tondo” (olistica) non può prescindere da un cambio di passo nelle scelte di bilancio fatte dalle amministrazioni. Perché è indubbio che le politiche degli Enti Locali condizionano lo sviluppo sociale ed economico dei territori. Pur apprezzando gran parte delle azioni già messe in campo, riteniamo che un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali porterebbe in dote alle comunità innovazioni positive. Sia in termini di strumenti di contrasto alla povertà e sostegno al reddito di lavoratori colpiti dalla crisi, sia rispetto a un più equo modello di compartecipazione dei cittadini ai costi del welfare, e a una più efficiente progressività nella modulazione di tasse, tariffe e tributi locali».

«La contrattazione sociale e territoriale, infine, non potrà non affrontare anche il tema delle sfide alla sostenibilità ambientale. Non solo in termini difensivi e di mitigazione degli impatti, ma anche come asse strategico sul quale costruire un nuovo modello produttivo. Nella certezza che la vivibilità delle nostre città, il recupero urbano che genera nuovi spazi verdi, le politiche di uso del suolo, del ciclo dei rifiuti e la gestione dei beni comuni, costituiscono elementi fondanti di una qualità della vita oramai chiaramente non più misurabile solo in termini di indicatori economici».

«Concludiamo– spiegano Ferretti, Biliotti e Capponi – ribadendo che in un territorio come il nostro, dove ci sono 18 comuni sotto i 5000 abitanti, una sfida nella sfida è quella del riequilibrio tra costa e aree interne. Sfruttando fino in fondo le opportunità che può garantire lo sviluppo dei servizi sulla rete a banda larga».

«L’accesso e la disponibilità alle nuove tecnologie e alla connessione internet per tutti è diventata, infatti, una questione sempre più importante da inserire tra le priorità delle nostre attività negoziali a tutti i livelli. Ed è stata proprio la crisi pandemica a farci capire, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto diventi giorno dopo giorno sempre più necessaria per uno sviluppo concreto del nostro territorio».

«Il Pnrr è lo strumento che abbiamo a disposizione, un treno che non passerà più. Rispetto al quale, però, appare del tutto evidente che sia necessario organizzare una cabina di regia territoriale con uno sguardo lungo, dotata di professionalità e tecnologie che mettano tutti in condizione di salire sul vagone giusto. Perché un modello di gestione a bandi su base comunale rischia di avvantaggiare ingiustamente chi è già più attrezzato».

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