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In piazza contro il green pass a scuola: «Combattiamo per i nostri diritti» fotogallery

Studenti no green pass

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GROSSETO - «Non siamo qui per fare la guerra contro qualcuno» inizia così il manifesto dei ragazzi che stamani si sono dati appuntamento in piazza Nassirija per protestare contro il green pass a scuola.

Con loro, a sostenere la loro protesta, alcuni genitori e un'insegnante. «Non ci interessa entrare nel merito del vaccino si o no – racconta una ragazza di 17 anni del Grafico Bianciardi – noi combattiamo per quello che ci riguarda, la scuola. Siamo contro a chi vieta il diritto ad un'istruzione decente. Stare con i professori, partecipare al dibattito di classe, con i compagni, fare amicizia. Io ho il green pass, ma sono qui a sostenere i miei coetanei perché questa è una causa che si deve sostenere. Anche oggi, alcuni sono in dad, altri hanno scelto di scioperare».

«Purtroppo la gente ci etichetta, possiamo sembrare no vax, no green pas, ma noi siamo contro chi ci impedisce di esercitare i nostri diritti: mi stanno impedendo di fare scuola nel modo giusto».

«Qualcuno ha scelto l'educazione parentale – prosegue la ragazza -. Stiamo pensando di organizzare corsi, anche con la collaborazione di insegnanti che sono stati sospesi e con cui ci stiamo tenendo in contatto. Un modo per recuperare quello che stiamo perdendo, senza preoccuparci se uno sia o meno vaccinato. Ci hanno già offerto alcuni spazi oltre al loro sostegno. Anche perché rischiamo di essere emarginati dalla società visto che in tanti posti non possiamo andare».

«All'inizio dell'anno alcuni prof hanno chiesto di alzare la mano a chi era vaccinato – racconta una studentessa di 16 anni del liceo Classico – la scuola non dà la possibilità a chi non è munito di super green pass di fare alcune cose che fanno parte del percorso scolastico: non posso fare la peer education. Essendo in terza potrei andare nelle altre classi ad insegnare e invece non mi è permesso. Per l'alternanza scuola lavoro potevamo fare i ciceroni al museo e non ho potuto farlo. E il fatto è che non mi danno alternative per avere quei crediti».

Il rapporto però, più che con i professori, sembra essersi deteriorato con i compagni: «Molti prof sono d'accordo con la nostra protesta. L'insegnate di latino mi ha detto “con me sfondi una porta aperta”, mentre i compagni dicono che il mondo va così e che bisogna rispettare le leggi, vanno accettate».

«provo imbarazzo che qualche ragazzo stia in classe e altri a casa in dad – afferma un'insegnate del Polo liceale Bianciardi -. Io in questo momento sono a scuola, ma penso che nella scuola debba esserci posto per tutti. Per entrare a scuola non ci deve volere nulla: solo la voglia di studiare».

In merito alla scarsa presenza in piazza di questa mattina commenta «Io credo ci sia paura di parlare, in molti la pensano così ma non vengono alle manifestazioni. Hanno paura di avere problemi con i professori: ci sono tanti colleghi che la pensano diversamente e che credono che questa situazione sia giusta 8da noi nessun insegnante è a casa al momento). Anche la dirigenza sino ad ora non ha mai detto nulla, ma le cose stanno cambiando e tanti ragazzi stanno venendo allo scoperto».

Poi la professoressa ricorda un aneddoto: «Quando insegnavo ad Arcidosso organizzammo un concerto in chiesa. Ma c'era una ragazza musulmana e non poteva entrare in chiesa, ci fecero neri, dandoci dei razzisti, perché lei sarebbe stata esclusa e ora che in tanti non possono entrare a scuola va bene a tutti».

«Sono il padre di due ragazzi, una al Classico e uno dello Scientifico – racconta un genitore – siamo qui a supportarli perché in questi due anni, oltre ad avere avuto forti restrizioni hanno avuto la vita annientata. Gli sono state tolte la possibilità di fare sport, cultura, scuola. Sta diventando un muro contro muro. Per entrare in class serve il green pass: sabato scorso abbiamo fatto una protesta proprio per questo perché non li facevano entrare in classe nonostante fossero sani, e due-tre giorni dopo sono finiti in dad perché qualcuno era risultato positivo. Noi non siamo no vax, siamo no green pass, perché è quello che crea discriminazioni».

Per quanto riguarda i ragazzi precisa: «Non abbiamo mai deciso noi per loro, hanno scelto loro se andare a scuola o a casa e in quel caso gli facciamo noi lezione».

«Siamo qui per condividere – prosegue il manifesto letto ad alta voce questa mattina – condividere un disagio ma anche le nostre emozioni, aspirazioni, il nostro sapere. Siamo qui per condividere con chiunque voglia scambiare il proprio sapere con noi, che si parli di musica, arte, filosofia, astronomia, storie di vitae tutto ciò che ci possa far diventare persone migliori e non la cattiveria e l'emarginazione a cui siamo ormai abituati ogni giorno».

 

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