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Cronaca giudiziaria

Il padre ha un permesso di soggiorno “breve” e l’Inps rivuole indietro i soldi del bonus bebè. Ma il tribunale dà ragione alla famiglia

Tribunale 2016

GROSSETO – Prima si è visto erogare il bonus natalità per il primo figlio, poi, quando lo ha richiesto per il secondogenito, l’Inps ha deciso che non ne ha aveva diritto, e ha richiesto indietro anche i quasi 4mila euro già dati.

Uno stranierio residente da 10 anni in Italia è dovuto ricorrere al tribunale di Grosseto per vedersi riconoscere il diritto al bonus natalità

Secondo l’Inps l’uomo non ne avrebbe avuto diritto visto che non godeva di un permesso di soggiorno di lungo periodo, ma di uno di breve periodo. L’uomo però, sebbene abbia un permesso di soggiorno di breve periodo, che rinnova di anno in anno, si trova in Italia da dieci anni dove ha sempre lavorato e pagato le tasse.

«Il bonus bebè è nato nel 2015, quando il Parlamento ha introdotto una misura di sostegno economico delle famiglie (80 o 160 euro a mese, a seconda del reddito) escludendo tutti gli stranieri privi del permesso di soggiorno di lungo periodo – afferma l’avvocato Francesca Mondei che ha assistito l’uomo -. Nel frattempo, l’Unione Europea ha varato una direttiva in base alla quale tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti con un permesso che consente di lavorare hanno diritto alla parità di trattamento con i cittadini nelle prestazioni familiari e di sicurezza sociale».

L’uomo in questione, un cittadino albanese, alla nascita del primo figlio si è visto erogare il bonus. Quando è nato il secondo ha fatto nuovamente richiesta, ma l’Inps non solo ha risposto che non ne aveva diritto, ma ha trattenuto i soldi già erogati, circa 4mila euro, non erogando gli altri 2 mila per il secondogenito. L’uomo si è dunque rivolto al tribunale di Grosseto «che ha accolto integralmente il ricorso, accertando il carattere illegittimo, perché discriminatorio, del mancato riconoscimento della prestazione a cittadino extracomunitario, soggiornante anni nel territorio dello Stato, ma privo di permesso di soggiorno di “lungo periodo”» prosegue Mondei.

«La Corte costituzionale ha sancito con sentenza che l’esclusione degli stranieri privi del permesso di lungo periodo dal bonus bebè e dalla indennità di maternità di base è in contrasto con la Costituzione, riconoscendo definitivamente a tutti coloro che hanno un permesso di lavoro di almeno 6 mesi di accedere alla prestazione».

Il tribunale ha dunque sancito il diritto dell’uomo all’assegno per entrambi i figli e l’illegittimità del recupero delle somme già erogate. Si tratta della prima sentenza in tal senso al Tribunale di Grosseto.

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