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Grosseto

Un Cda per Sistema, Culicchi dice no: «Basta inventarsi nuove poltrone»

Leonardo Culicchi
Leonardo Culicchi

GROSSETO – “Che queste ultime amministrative portassero all’uso sistematico del “poltronificio” si evinceva già da come era stata composta la Giunta comunale; è stato palese, infatti, quanto le esperienze e le competenze siano passate in secondo piano rispetto al mero numero delle preferenze uscite dai seggi elettorali e agli equilibri di potere dei partiti di maggioranza”, così Leonardo Culicchi, consigliere comunale del Partito democratico, in merito alle “voci sempre più insistenti che vedono Sistema, la società del Comune di Grosseto che eroga servizi pubblici, valutare la possibilità di affiancare all’amministratore unico un consiglio di amministrazione composto da tre membri”, spiega.

“Non è sostenibile – continua Culicchi – che questa amministrazione, perseverando nel solco già tracciato, si inventi nuove poltrone da distribuire ai propri gregari, e le rassicurazioni del sindaco di non aver preso neanche in questione la possibilità, in realtà rassicurano ben poco, visto che lo statuto di Sistema, all’articolo riguardante gli organi amministrativi, questa soluzione già la prevede”.

“Fino ad oggi – va avanti il consigliere dem – la possibilità era rimasta solo sulla carta, d’altronde è sempre stato evidente che la soluzione avesse poca utilità, vista anche la figura del direttore generale che da anni, nel senso della continuità, porta avanti il lavoro della partecipata. Adesso però basterebbe la decisione nell’assemblea dei soci per avere qualche poltrona in più da spartire, e quello che preoccupa fortemente  è proprio il metodo di ripartizione fin qui applicato, tutto a ripagare le fedeltà e le alleanze politiche più che le competenze, cosa non di poco conto visto che il Comune di Grosseto fa passare da Sistema diversi milioni di gestioni”.

“Il problema non è un aggravamento dei costi. Immagino già le rassicurazioni sul fatto che l’eventuale insediamento del Cda non porterà spese aggiuntive a gravare sull’erario, contando su una rispalmatura dei compensi percepiti dall’amministratore unico. Quello che invece si vuole eludere è il vero problema: un cambio di assetto della governance della società in house del Comune, finalizzato solamente a un riequilibrio degli assetti di potere all’interno della maggioranza senza portare nessun valore aggiunto alla società stessa”, conclude Culicchi.

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