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Io me lo ricordo...

Ve lo racconto io Castiglione: la patente, la 500 e la Leggera

Ve lo racconto io Castiglione

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA – Ho preso la Patente “B” da privatista con la 125 Special di babbo proprio a 18 anni da poco compiuti. Ho sempre amato guidare specie la mia prima auto che a dire il vero non era proprio mia. Era la 500 F di mamma. La 500 di mamma, forse non la solita, era stata anche la prima auto di mio fratello.

Che emozione salire senza il co-pilota istruttore e affrontare per la prima volta da solo il tragitto da casa al negozio con in tasca quel pezzetto di carta telata rosa con la foto, la mia. Nessuno accanto che mi dicesse fai questo fai quello. Credo che non fossero più di due chilometri. Ma sono stati i più entusiasmanti tra i molti che ho percorso. Salgo a bordo (lato guida – incredibile) chiudo lo sportello, aggiusto il sedile, inserisco la chiave, sistemo lo specchietto, aziono la levetta di accensione posta tra i sedili anteriori, freccia, sguardo attento, frizione, prima marcia e… falsa partenza. Non ho tolto il freno a mano. Mamma dalla finestra mi dispensa di raccomandazioni: “vai piano” dice, come se fossi su una Ferrari. Sorrido pensando a quella storiella in cui si dice che la mamma di un pilota di F  104 dicesse al figlio che stava per andare in aeroporto per decollare di fare attenzione agli incroci e di noi non andare a tutto gas.

Comincio a sudare. Spalanco il finestrino. Riprendo coraggio.  Ripeto la sequenza e finalmente parto. Il cuore sembra il motore, tanto batte forte, le tempie sono rigate dal sudore, ma sto guidando, da solo.  Per fare il disinvolto faccio una fermata al vicino distributore di benzina del Temperani. Sotto “l’Albero della maldicenza” sta seduto Aldo Romani detto La Leggera intento a fare qualche “cappottino” a chi sta passando. E’ vestito di bianco con sottili  linee scure sulla giacca, immancabile cappello e cravattino con due palline. Aldo Romani è stato per anni l’infedele custode del “Registro dei Becchi”. Ho scritto infedele perché le “marachelle” vere, o presunte tali, annotate durante l’anno venivano rese di patrimonio pubblico a gennaio nel giorno della festa dei becchi.

Dico ad Alberto puoi mettere 500 lire, mezza super e mezza normale. A quel punto Aldo, che sembrava disinteressato, dice “guarda un po’ sto ragazzetto che fa finta d’essere grande” “con l’arie che si dà ci si possono gonfiare anche le gomme del pullman”. Cerco di fare l’indifferente ma, come al solito, “la Leggera” ha colpito nel segno.

Mi sono sentito frastornato proprio come quel forestiero che un pomeriggio ebbe l’ardire di chiedergli se avesse visto il sindaco e lui rispose con aria professionale “Lei sente per caso puzzo di me…da?” Il forestiero sbigottito e incredulo rispose “no” e lui spiegò con aria compiaciuta “allora non è ancora passato di qui” oppure quando un altro ignaro ospite gli chiese dove poter telefonare e lui rispose di chiedere ad una sposa molto prosperosa con seni incredibilmente pronunciati dove fosse “Pocce d’oro”  per poter fare un’interurbana. L’ospite rimediò un inevitabile vai a…

Le 500 lire sono gli unici soldi che ho. Ma ormai mi sono fermato e il Temperani ha già messo la benzina. Pago e riparto un po’ deluso. A dire il vero mi sento anche un po’ coglione. Arrivo in piazza, parcheggio, scendo chiudo e con le chiavi appese ad un dito riprendo la mia “albagia” cercando dì dimenticare la frase di Aldo Romani. Fischiettando mi avvio verso il negozio.  Fiero. Ho la Patente B.

E ancora…
Una bolla di vetro come quella dove vengono tenuti i pesci rossi era appoggiata su un tavolinetto messo sul marciapiede. Una sedia impagliata, un quaderno di quelli neri che si usavano una volta e l’immancabile figura di Aldo Romani accanto. Il tutto proprio all’altezza del cartellone del cinema all’aperto, accanto alla terrazza. Il contenitore di vetro era pieno di acqua che era stata colorata di verde con la carta velina. La gente che passava rimaneva incuriosita nel vedere quel luogo presidiato da un uomo ben vestito con tanto di cappello che ne esaltava la fierezza e poi quel quaderno sapientemente appoggiato semi aperto  sul tavolo proprio accanto alla bolla di vetro, che conferiva un aspetto professionale all’allestimento invogliando a chiedere di cosa si trattasse.

E lui con disarmante naturalezza rispondeva: “Si accettano prenotazioni per andare a fare in culo!”. “Come ha detto scusi? Non ho capito” chiedeva il malcapitato. E lui “ sissignore se vuol andare a fare in culo, oggi, domani o anche fra un mese, può iscriversi già da ora… poi ci penso io a ricordarglielo… non si preoccupi. Firmi qui” e avvicinava quel quaderno aperto e un po’ scritto al turista mostrando la penna “basta il nome stia tranquillo. Poi il giorno che avrà scelto io la manderò a fare in culo senza che lei debba ricordarmelo. Lei come si chiama?” E lui “Mario” “Bene il giorno prescelto la cercherò e le dirò Mario vai a fare in culo, proprio come richiesto”

La gente rimaneva sbigottita, incredula è impotente di fronte a tanta autorevolezza della Lèggera nel proporre tale assurdità. Lui  subito dopo si rendeva disponibile per i suoi servigi con un altro turista curioso. In questo modo così “professionale” riusciva a mandare a fare in culo molta gente senza che questa si offendesse. Era geniale e nessuno si sentiva offeso da quel signore con i baffetti, il cappello e le palle al collo come cravattino che era così affabile è disponibile.

Se volete leggere le vecchie puntate di “Ve lo racconto io Castiglione” cliccate QUI.

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