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Isola di montecristo

Montecristo: recuperato il relitto del peschereccio naufragato nel 2019. GUARDA IL VIDEO

ISOLA DI MONTECRISTO – Il 29 novembre alle ore 11,00 presso la sede del Parco a Portoferraio in località Enfola alla presenza dell’ammiraglio Aurelio Caligiore capo del Ram, del presidente del Parco Giampiero Sammuri e del sindaco Angelo Zini si è tenuta una conferenza stampa in cui hanno parlato i protagonisti dell’operazione di recupero del relitto del M/p Bora Bora, che per la prima volta in Italia è stata effettuata grazie al contributo di soggetti privati.

La conferenza stampa ha voluto sottolineare come le operazioni di bonifica affrontate per il recupero del relitto possano diventare un modello da seguire per bonificare i numerosi relitti abbandonati nel nostro mare. L’ammiraglio Caligiore ha evidenziato come, senza la copertura finanziaria dei privati, il mare dell’Isola piu preziosa e tutelata dell’Arcipelago Toscano, in pieno Santuario dei Cetacei, sarebbe rimasto inquinato dai materiali del motopeschereccio Bora Bora senza possibilità di bonifica.

Infatti il codice della navigazione vigente, scritto dal legislatore 80 anni fa, non contempla la possibilità di interventi da parte di amministrazioni dello Stato. Ha raccontato come l’idea di raccogliere i finanziamenti di alcune aziende private sensibili all’ambiente, nacque durante una conversazione all’Isola d’Elba in occasione della presenza delll’allora Ministro dell’Ambiente Sergio Costa: Mario Lanera, imprenditore locale, si offrì di coivolgere altri privati oltre a lui nel finanziamento della operazione di recupero. Una volta raccolta la cifra necessaria è potuta partire un ‘operazione imponente.

L’ammiraglio Caligiore ha tenuto a sottolineare come l’attività di recupero svolta costituisca un intervento pilota, realizzato per la prima volta in Italia. Il Capo del Ram ha fatto un appello al legislatore affinchè da un lato voglia provvedere ad innovare l’attuale quadro normativo e dall’altro lato voglia promuovere altre iniziative analoghe in cui le Istituzioni dello Stato, sostenute economicamente dall’imprenditoria, possano interagire per la soluzione di problematiche a carattere ambientale. Caligiore ha voluto ricordare anche il ruolo importante del Pnat che si è reso disponibile a svolgere tutta la parte amministrativa indispensabile alla gestione corretta delle operazioni molto articolate.

Il presidente Sammuri ha ringraziato l’ammiraglio Caligiore per la determinazione con cui ha portato a temine nella complessità il coordinamento delle operazioni, raccogliendo l’appello di stimolare a sua volta come Federparchi il legislatore affinchè aggiorni la normativa sulla base di questo modello virtuoso.

Il sindaco di Portoferraio ha ringraziato l’Ammiraglio Caligiore per aver portato a compimento un’intervento che credeva non fosse realizzabile, auspicando che questo modello di collaborazione tra pubblico e privato nella tutela del mare diventi un esempio per altri.

Gli sponsor dell’operazione sono stati il Presidente Umberto Risso di Gruppo Agn Energia-Autogas nord spa, il Presidente Angelo Colussi di Colussi Group, il Presidente Paolo Ghinolfi di Sifà, noleggio a lungo termine, l’amministratore delegato Andrea Rovini di Società Eurit spa, il Presidente Leonardo Basilichi di Società Evergreen Group, il Presidente Tiziano Nocentini di Nocentini Group, l’Aamministratore delegato Mario Lanera di Assoshipping Group-Ibla-Ferries srl.

Il fatto
Nella notte del 12 giugno 2019 nel mare di Montecristo, in pieno Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il motopesca Bora Bora naufragò sulla costa dell’isola, infrangendosi sulle sue pareti rocciose, nel cuore del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Le operazioni di recupero del Bora Bora avrebbero dovuto concludersi entro l’ottobre del 2020, ma imprevisti e la pandemia di Covid-19 le hanno ritardate.

La bonifica
Nel corso dell’intervento, suddiviso in tre fasi e iniziato a marzo 2021 e concluso a settembre 2021, è stata bonificata l’area marina protetta da un relitto di circa 90 tonnellate Sui fondali giacevano complessivamente circa 67.800 kg di rifiuti tra legno di fasciame (30.000 la quantità stimata), acciaio inox (10.360), ferro e acciaio (25.640), cime con anima in metallo (600), pneumatici fuori uso (1.200) e reti e cime in plastica (200). I lavori sono stati eseguiti da tre ditte, Sales di Roma, Stmp e Pim di Piombino grazie al finanziamento privato. Le componenti sono state affidate alla società PIM (Piombino Industrie Marittime) per il riciclo dei materiali recuperati e lo smaltimento.

L’intera impresa è costata circa 80 mila euro, messi a disposizione da una cordata di imprenditori oltre alle istituzioni pubbliche coordinate dal Reparto Ambientale Marino del Corpo delle Capitanerie di Porto guidato dall’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore che ha seguito le operazioni in tutte le fasi, sia sul piano tecnico sia sul piano amministrativo. Insieme al RAM si sono attivati , ciascuno per le proprie competenze, anche il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, il Comune di Portoferraio, la Capitaneria di Porto di Portoferraio e Piombino, la Direzione Marittima di Livorno, l’Autorità di Sistema Portuale di Livorno, il Comando Carabinieri per la tutela della biodiversità, e le società e gli imprenditori coinvolti.
Per conseguire pienamente le finalità di tutela ambientale è risultato importante anche l’impegno della società Sales spa di Campiglia Marittima e della società Piombino Industrie Marittime (Pim), senza dimenticare la partecipazione della società Servizi Tecnici Marittimi Portuali (Stmp) srl del porto di Piombino, che hanno garantito la necessaria cornice di sicurezza durante tutte le fasi operative. Anche l’Autorità di Sistema portuale di Livorno, Ufficio territoriale portuale di Piombino, ha fornito il necessario supporto nella predisposizione delle complesse operazioni nell’ambito portuale.

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