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Il mare del Giglio sotto la lente di Clean Sea ed Underwater: raccolte le temperature e rilevati rifiuti ingombranti

ISOLA DEL GIGLIO – Un weekend ricco di attività a favore del mare quello appena trascorso, e frutto della grande sinergia e volontà di lavorare per il mare di Clean Sea Life, International Diving e Underwater Pro Tour.

Venerdì mattina, sfidando il mare in aumento, International Diving ha collaborato per il recupero dei termometri subacquei già posizionati prima dell’estate in località Cala Cupa.

I termometri sono stati posizionati a tre profondità diverse (5-15-35 metri) come strumento di studio delle variazioni della temperatura dell’acqua del Tirreno centro meridionale: si tratta del progetto MedFever, fortemente voluto da Eleonora De Sabata, giornalista e fotografa, grande appassionata di biologia marina e ideatrice di diversi progetti a favore e in difesa del mare, tra i quali spicca Clean Sea Life, contro l’abbandono dei rifiuti in mare, progetto che fa parte del programma Life della Commissione Europea, finanziato grazie ai fondi stanziati dall’Unione Europea proprio per la salvaguardia del mare.

Dall’amicizia nata tra Eleonora ed i titolari dell’International Diving, e dal comune amore per il mare, unito alla volontà di ‘fare qualcosa’ in sua difesa, è nata questa collaborazione che ha portato la studiosa a scegliere l’Isola del Giglio come una delle sedi per posizionare i termometri subacquei, che sono stati poi successivamente monitorati, nel corso dell’estate, proprio da International Diving, che ha anche provveduto al posizionamento di uno strumento sostitutivo in quanto uno dei termometri è andato purtroppo perduto.

I dati raccolti al Giglio, unitamente a quelli che saranno rilevati dalle altre località (nord della Sardegna, litorale romano, Capri, costiera napoletana, costa tirrenica di Sicilia e Calabria) verranno poi studiati dai ricercatori dell’Enea e serviranno proprio a determinare gli effetti in mare dei cambiamenti climatici sia a livello di temperature (ed eventuali conseguenze sugli organismi marini) che di movimenti marini.

Sabato mattina, poi, sfruttando una finestra nel weekend di mare non proprio propenso a contribuire alla riuscita della manifestazione, e di meteo un po’ bizzarro, tra sole caldo e scrosci improvvisi di pioggia, l’associazione Underwater Pro Tour si è di nuovo messa in movimento per rispettare il calendario e alla fine anche la quinta tappa del tour è stata archiviata con successo.

Ricordiamo che il progetto Underwater Pro Tour ha lo scopo di effettuare la mappatura dei fondali dell’Isola del Giglio per rilevare, segnalare e recuperare (ove possibile) o fare recuperare da terzi, i rifiuti ingombranti e non presenti proprio sul fondale.

Accanto a questo obiettivo di carattere ecologico-ambientale, l’associazione Underwater Pro Tour sfrutta i tour (e le immersioni dell’International Diving) per fare attività di ricerca sulla Pinna nobilis e sulla Pinna rudis. Lo studio è volto a determinare le attuali condizioni di questi organismi, ed in particolare, se sussistono individui sopravvissuti all’epidemia che ha decimato la popolazione di P. nobilis negli ultimi anni, e qual è, attualmente, l’incidenza della P. rudis. I dati raccolti verranno poi messi a disposizione dei Biologi marini dell’Università La Sapienza di Roma.

Partiti dal Faraglione del Campese, esattamente da dove li avevamo lasciati circa un mese fa al termine della quarta tappa, i tre volontari subacquei, Gianmaria Vettore, Fabio Forti e Graziano Lanini, si sono immersi con destinazione Punta Le Saline, in corrispondenza del promontorio del Mezzo Franco.

In barca, Domenico Battistello, come sempre alla guida della Ladybird, la barca che l’International Diving di Giglio Porto ha messo a disposizione per tutta la durata del tour, Roberto Luisi, grande sostenitore nonché frequentatore assiduo del Giglio e Claudia Di Giuseppe, parte integrante del diving.

Una forte corrente ha accompagnato i tre subacquei in immersione, che hanno percorso un tratto di circa 2000m di di mare a tratti fonte di grandi sorprese, con fondali spesso assimilabili, per luce e morfologia, a quelli del Mar Rosso.

Un primo pedagno (pallone che da convenzione per il tour, segnala la presenza di rifiuti e viene lanciato in superficie dai subacquei in immersione) ha rilevato la presenza di un grosso tubo in ghisa. Sembrerebbe un grosso raccordo, ma l’identificazione non è mai semplice a causa delle numerose concrezioni presenti. Il secondo pedagno lanciato in superficie è collegato ad un reticolo di cime, sagole e vecchie reti presenti sul fondale, impigliati agli scogli e che vanno a perdersi sotto la sabbia: sembra che il fondale sia coperto da una vera e propria ragnatela di fattura umana, generata proprio da un numero spropositato di cime di diverse dimensioni, forse appartenenti a vecchie reti delle quali non è rimasto più nulla.

L’ultimo pedagno, segnala la presenza di una matassa di dimensioni molto consistenti che si trova ad una profondità vicina alla superficie. Inizialmente si pensava fosse uno scoglio coperto da rete, ma, ad un esame più attento, si è potuto appurare che trattasi di una o più reti unite insieme a formare un corpo unico che dal fondale sabbioso si alza verso la superficie per circa due metri.

E’ stata inoltre rilevata la presenza di un’altra rete non molto estesa che però probabilmente non potrà essere rimossa. Ricordiamo infatti che non tutto ciò che si trova sul fondale, sebbene si tratti di corpo estraneo, può essere automaticamente prelevato proprio perché estraneo all’ambiente. Da qui l’importanza delle riprese che vengono effettuate ad ogni ritrovamento. Nel caso specifico, si tratta di una rete probabilmente molto vecchia, che ormai è diventata parte integrante con il fondale per le concrezioni presenti e per la colonizzazione da parte di organismi che vi hanno eletto dimora. Posta su un’ipotetica bilancia, la sua rimozione provocherebbe più danno rispetto alla rimozione.

Fortunatamente non sono stati rilevati altri rifiuti ingombranti. Mentre i tre subacquei cercavano rifiuti sul fondo, in superficie, gli occupanti della barca raccoglievano plastiche e quant’altro dalla superficie del mare.

Arrivati a Mezzo Franco, i passeggeri della barca hanno ingannato l’attesa puntando lo sguardo sulla costa: la ricerca è stata premiata! L’occhio professionale di uno dei passeggeri, veterinario, ha avvistato un muflone che si aggirava nella ex-riserva realizzata nel 1955 dal Professor Ugo Baldacci proprio per ospitare questi animali così schivi e particolari.

L’attività di Underwater Pro Tour è patrocinata da istituzioni quali Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Comune Isola del Giglio, Capitaneria di Porto, Proloco Isola del Giglio, Consorzio Imprese Isola del Giglio, SIMSI – Società Italiana Medicina Subacquea e Iperbarica. Marevivo Divisione Sub, Clean Sea LIFE, Legambiente, Assedi (Associazione Servizi Diving Italiani).

“Si ringraziano – ha dichiarato il Comune dell’Isola del Giglio -, come sempre, gli sponsor: Lush Italia, Suex, Easydive, DiveSystem, Mare Nostrum del Rotary Italia Club Milano.”

“Un ringraziamento particolare va a coloro che, senza alcun compenso, prestano la loro opera sia in barca che in immersione, a tutti colore che mostrano solidarietà e supporto a diverso titolo all’Associazione, e a tutti quelli che si prestano nelle più svariate maniere al fine di dare una mano, come l’amica ternana Daniela, grande amante del Giglio, che si è gentilmente prestata come dog sitter di Sky, la mascotte del diving, che ha così potuto evitare le oltre tre ore di barca.”

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