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Edilizia, Cgil in piazza: «Un morto ogni 48 ore, è ora di dire basta»

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GROSSETO – «Ai primi di ottobre 2021 nelle costruzioni registriamo un numero di infortuni mortali pari quasi al totale dell’intero anno precedente, una vittima ogni 48 ore. Una strage senza fine. Non è possibile che appena il settore riprende a crescere, aumentino a dismisura infortuni e morti sul lavoro. Non ne possiamo più: serve un salto in avanti definitivo. Nessun incidente avviene per caso: troppo spesso la sicurezza, la prevenzione, la formazione sono considerati costi e impedimenti di cui fare a meno. È ora di dire basta! Dobbiamo passare dalle parole e dalle promesse ai fatti», dice il segretario provinciale della Fillea Cgil, Gianni Bracciali.

«Sabato 13 novembre – spiega  – i sindacati delle costruzioni scenderanno unitariamente piazza a Roma per chiedere che dalle parole si passi velocemente ai fatti. Dobbiamo accelerare sugli impegni presi dal Governo per introdurre l’immediata sospensione dell’impresa a fronte di una segnalazione di mancanza di sicurezza; assumere immediatamente ulteriori ispettori e tecnici della prevenzione; avviare una campagna straordinaria di formazione e informazione anche con il coinvolgimento delle Regioni; istituire la Banca dati unica degli infortuni. Servono, infatti, almeno altre 8mila assunzioni oltre quelle già previste, per tornare ai livelli minimi tra ispettorati del lavoro, aziende sanitarie locali, medicina del lavoro».

«Uno degli obiettivi della nostra mobilitazione, inoltre, è dare attuazione all’articolo 27 del Testo unico per la sicurezza – prosegue Bracciali – che prevede l’introduzione della patente a punti nel settore delle costruzioni, utilizzando la banca dati unica degli infortuni, per premiare le imprese più serie e virtuose e sanzionare, anche nell’accesso agli appalti pubblici e alle agevolazioni, chi è stato condannato per infortuni sul lavoro. Realizzare un Piano straordinario dell’Inail specifico per i cantieri che, direttamente con l’assunzione di giovani tecnici e in collaborazione con gli enti bilaterali del settore (Cpt, Enti unificati) e con gli Rlst, faciliti la diffusione della cultura della sicurezza tra lavoratori (dipendenti e autonomi), imprenditori, responsabili di cantiere, con una presenza costante sui posti di lavoro. Garantire l’applicazione del Ccnl edile a tutti i lavoratori in cantiere, con tutte le specifiche tutele del nostro contratto in materia di formazione e sicurezza. Riconoscere la pensione anticipata ai lavoratori delle costruzioni, dell’industria estrattiva e delle lavorazioni più pesanti perché “i lavori non sono tutti uguali”. L’aspettativa di vita dei lavoratori dei nostri settori è tra le più basse e le statistiche su infortuni e malattie gravi ed invalidanti sono tra le più alte: insomma, nei nostri settori si diventa anziani prima, e quando sei anziano il rischio di infortunio è ancora più alto, figuriamoci a dieci metri di altezza! Riconoscere quindi la gravosità di chi fatica in cantiere o in cava è un atto di giustizia sociale. Inoltre, consentirebbe un importante ricambio generazionale, con l’inserimento di tanti giovani formati per rispondere alle sfide di un settore che con le innovazioni tecnologiche sta subendo grandi trasformazioni».

«Rafforzare gli investimenti in sicurezza aumentando gli accantonamenti presso le scuole edili ed i Cpt, costituendo l’anagrafe degli Rsl, rafforzando il ruolo degli Rlst secondo le richieste avanzate dal sindacato nei rinnovi dei Contratti collettivi nazionali di lavoro dell’edilizia e nei rinnovi dei Contratti collettivi provinciali di lavoro. Rendere obbligatorio sin dalla fabbricazione l’uso di tecnologie e sensorialistica, coordinate tra loro digitalmente, specifica per i macchinari e mezzi di cantiere, con il fermo automatico dei mezzi in caso di rischio. Introdurre una specifica aggravante nel codice penale, in caso di condanna dell’impresa, per “infortunio mortale sul lavoro”», conclude Bracciali.

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