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Ecosistema urbano, De Martis: «Grosseto al 95esimo posto: tra le peggiori città d’Italia. Strade poco sicure e piene di rifiuti»

GROSSETO – «Anche questo novembre è arrivato puntuale il rapporto elaborato da Legambiente insieme a IlSole24Ore sullo stato dell’ecosistema urbano dei capoluoghi di provincia e, come accade ormai da cinque anni, per Grosseto i dati sono impietosi. Siamo al 95° posto su 105, praticamente nella top ten delle peggiori città d’Italia per la qualità dell’ambiente». Interviene così Carlo De Martis, Capogruppo di ‘Grosseto Città Aperta’ nel Consiglio comunale di Grosseto.

«Una caduta in picchiata che sembra ormai inarrestabile. L’amministrazione Vivarelli Colonna è riuscita a peggiorare addirittura il dato dello scorso anno, quando eravamo al 82° posto (e già non c’era da gioire). A questo punto la 59° posizione registrata dal report 2016 è solo un miraggio.
Siamo in fondo alla classifica (86° posto) per i pannelli solari installati sugli edifici pubblici, quando è proprio da qui che passa il futuro energetico ed ecologico delle nostre comunità».

«Siamo in fondo alla classifica per i rifiuti, con una scarsissima raccolta differenziata (86° posto) e una elevata produzione di rifiuti (84° posto). Dopo quattro anni dall’introduzione dei cassonetti ‘intelligenti’ si può affermare che la scelta di cancellare un sistema virtuoso quale era il porta a porta si è rivelata fallimentare. Una scelta compiuta esclusivamente nell’ottica di un taglio dei costi senza pensare alle ricadute ambientali, oltre che alla quotidianità di noi cittadini, costretti ad uno slalom tra sacchi di rifiuti maleodoranti abbandonati intorno ai cassonetti. Che poi anche sul fronte del risparmio di risultati se ne sono visti ben pochi, se solo pensiamo alle ultime bollette della Tari. Indispensabile una complessiva revisione del sistema, insieme a maggiori controlli e interventi di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, che ci porti verso una strategia ‘rifiuti zero’, già intrapresa in Toscana da oltre 40 comuni» prosegue De Martis.

«Risulta poi da registrare una ‘anomalia’ – evidenzia De Martis – qualificata dalla collocazione di Grosseto in una buona posizione (28° posto) per le piste ciclabili mentre, al contempo, si registra un elevatissimo tasso di motorizzazione (62° posto), con quasi 70 auto circolanti ogni 100 abitanti. Un’anomalia solo apparente se solo si pensi che, in realtà, nel centro abitato le piste ciclabili sono poco più di un ornamento, risultando pressoché inutilizzate. Le cause sono più di una: lo stato di degrado delle vecchie piste (viale Giulio Cesare-viale Giusti e viale della Pace) e una progettazione completamente sbagliata delle nuove, particolarmente quelle realizzate negli ultimi anni (il tratto lungo via Senese e quello lungo viale Sonnino). Piste collocate lungo direttrici avulse rispetto alle reali esigenze di mobilità dei cittadini e, oltretutto, realizzate come un percorso a ostacoli. Si pensi alla gimcana fatta di continui attraversamenti della carreggiata che caratterizza il tratto su viale Sonnino. Una progettazione che non è certo frutto di errori tecnici, ma di un preciso input politico, che è stato quello di privilegiare il traffico veicolare a dispetto della mobilità dolce».

«Non deve allora stupire se Grosseto è anche una delle città con le strade meno sicure d’Italia. Siamo all’83° posto per vittime della strada, con quasi sette morti e feriti ogni mille abitanti. Anche questa è sicurezza, e anche per questo è urgente introdurre ‘zone 30’, dissuasori di velocità e promuovere realmente la mobilità ciclopedonale» continua De Martis.

«E’ sempre più lontana quella Grosseto che un tempo era invidiata per la qualità del suo ecosistema. Ma quel che è peggio è che mentre la realtà per noi cittadini peggiorava, per oltre cinque anni il sindaco e i suoi assessori ci hanno raccontato che la situazione era eccellente. E così oggi ci ritroviamo a vivere in una città maglia nera per la qualità dell’ambiente, e chi ci amministra non ha neppure una strategia per invertire la rotta. E’ indispensabile aprire un dibattito serio nella nostra città per comprendere cosa è accaduto, quali errori sono stati commessi e, soprattutto, quali strategie adottare per invertire la rotta. Non tra dieci anni, ma da domani».

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