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Lavoro agile, i sindacati: «E’ il futuro della Pubblica amministrazione, va tutelato e promosso»

GROSSETO – “Il 15 ottobre il lavoro agile è diventato la modalità ordinaria di svolgimento del lavoro nella Pubblica amministrazione. Ciò nonostante, alla data odierna, le linee guida emesse dal Ministero non danno chiare e definitive indicazioni sulle sorti dello smart-working, un istituto assolutamente ineludibile per la Pubblica amministrazione digitalizzata, il cui ammodernamento è tanto declamato dalla compagine governativa, anche per le modalità relative di erogazione dei servizi pubblici in futuro”, a dirlo i sindacalisti Salvatore Gallotta (Cgil Fp), Luciano Biscottini (Cisl Fp) e Sergio Sacchetti (UilFp).

“E’ di certo inopportuno e sconveniente che il 15 ottobre, ormai trascorso, possa segnare la residualizzazione dell’istituto – proseguono -; equivarrebbe a catapultare la Pubblica amministrazione nell’epoca pre-pandemia. La stessa non merita neppure di assistere ad una deflazione di tutti i passi avanti fatti in questi mesi”.

“I pubblici dipendenti, a cominciare dall’anno Covid 2020, ossia il periodo più oscuro del lockdown, hanno infatti continuato a lavorare alacremente per il paese e accanto ai cittadini, erogando servizi eccellenti, pur fra mille difficoltà – vanno avanti i sindacalisti -. Gli stessi hanno dimostrato la loro affidabilità, efficienza, efficacia e spirito di abnegazione, nonostante le nuove modalità di lavoro, sebbene differenti rispetto agli standard tradizionali del passato, traducendo il tutto in un vanto ed un elemento distintivo per i rispettivi enti. Eppure, c’è chi oggi, vuole/vorrebbe relegare nuovamente al controllo dell’ufficio quegli stessi lavoratori/lavoratrici, perché ‘rei’ di essere ‘eterni fannulloni’, non in grado di autogestirsi. In questa ottica, cadrebbero consequenzialmente nell’oblio i tanto decantati benefici che il lavoro agile ha avuto nella produttività, sulla qualità dei servizi, sull’ambiente (con ridimensionamento delle emissioni di CO2), sul risparmio energetico (elettricità, riscaldamenti, eccetera) e anche sulla sicurezza stradale (riduzione degli incidenti, eccetera). Al contrario, prendendo atto di quanto sopra, di quello che è stato previsto dal Ccnl 2016-2018 e dei rischi sanitari attuali (ossia la sussistenza dello stano di emergenza), lo smart-working deve/dovrebbe essere incentivato e valorizzato”.

“Agli enti meritevoli, già dotati di Pola, ora confluito nel Piao, dovrebbe essere lasciata e garantita la possibilità di attuare le regole già predisposte e statuite – affermano Gallotta, Biscottini e Sacchetti -. Per altro verso, gli enti ancora sprovvisti dell’istituto (ossia in ritardo), dovrebbero essere sollecitati per l’adozione dei piani volti a regolamentare il lavoro agile”.

“La pandemia ha aperto, nella sua oscurità, uno squarcio di luce su una modalità di lavoro, in grado di conciliare efficacia, efficienza, razionalizzazione, dell’azione amministrativa, con le esigenze della vita personale e familiare. Detto e siffatto valore aggiunto, non può, non deve, essere eluso, bensì deve caratterizzare un necessario/doveroso superamento di ottiche sterili, obsolete e pervicacemente cieche.
L’auspicio e la richiesta unitaria di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl, è di vedere sviluppate e valorizzate le direttrici tracciate nel tempo sullo smart-working, consentendo così di rinsaldare, perfezionare e rafforzare la regolamentazione del lavoro agile”, concludono i sindacalisti.

 

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