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Senzuno, la proposta: «L’area davanti al Congo sia intitolata al maestro Mantovani»

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FOLLONICA – “È con vivo piacere che apprendiamo la notizia che l’amministrazione comunale sente la necessità di intitolare lo spazio davanti al Congo Bar ad una personalità che si sia distinta in città per il suo impegno civile e sociale”, affermano Stefano Cocco Cantini, Stefano Scalzi, Rino Magagnini, Carlo Tardani, Silvano Polvani, Giacomo Bandini e Michele Nannini, membri del comitato promotore che vuole intitolare l’area ad Alvaro Mantovani.

“Senzuno – proseguono -, storicamente, non ha mai avuto sul suo territorio né una statua né una piazza, e quindi vedremo con piacere che la nuova realizzazione fosse intitolata ad un personaggio che non solo nel quartiere, ma in tutta Follonica, ha avuto una importanza fondamentale per lo sviluppo della cultura musicale. Parliamo del maestro Alvaro Mantovani.

Alvaro Mantovani

Professore orchestrale, nato a Goro il 20 ottobre del 1927, si trasferì solo otto mesi a Follonica, dove ha vissuto fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2002. Nella sua lunga carriera da orchestrale ha suonato in tournee che hanno attraversato tutta l’Europa fino ad avventurarsi, allora, fino al lontano Iran, dove si esibì persino nella reggia dell’allora imperatrice Fara Dhiba.

Ma la vera opera divulgatrice del maestro si concretizzò in città soprattutto come ideatore dei laboratori musicali da cui, in tanti, entrarono come anonimi follonichesi per uscirne poi come veri musicisti. Due nomi su tutti, Stefano Scalzi e Stefano Cocco Cantini.

A rafforzare la nostra richiesta, crediamo concorra anche il fatto che il maestro Mantovani abitava a circa 50 metri dall’area in questione, ed era un frequentatore abituale del Bar di Gigino, nome originario di quello che oggi passa per essere il locale della movida follonichese, il Congo.

Ovviamente la nostra è una proposta che offriamo alla discussione però, sin da domani, informiamo che inizieremo una raccolta di firme in città per sostenere quella che a noi appare come una giusta rivendicazione”, concludono.

 

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